Intervista all’artista Raffaele Bielò, vincitore del Premio Mestre di Pittura 2025, in occasione dell’inaugurazione della Mostra “Frequenze” alla galleria Fidesarte. L’esposizione, dedicata all’arte cinetica e ai quattro elementi, resterà aperta al pubblico fino al 21 gennaio
MESTRE (VE). Il Premio Mestre 2025 continua a diffondere le proprie iniziative con l’ inaugurazione della personale di Raffaele Bielò, vincitore del primo premio dell’edizione 2025, alla Galleria FIDESARTE, negli spazi espositivi di via P.R. Giuliani a Mestre.
Un’ opportunità di conoscere un’ ampia selezione della più recente produzione dell’artista. L’esposizione rimarrà aperta sino al 21 gennaio, con ingresso libero, da lunedì a venerdì con orario 9.30 – 12.30 , 15.00 – 19.00.
L’offerta culturale a Mestre è avviata ad una grande crescita con l’organizzazione di vari eventi che dimostrano la vitalità della parte della popolazione più attenta ed interessata. In questo ampio scenario di fermento mancava un’occasione di approfondimento della creatività dell’artista vincente di ogni edizione del Premio Mestre di Pittura. A questa mancanza ha voluto sopperire il Circolo Veneto con la disponibilità di mecenatismo concreto da parte di Fidesarte, che ha messo a disposizione per il secondo anno consecutivo la propria ampia sala espositiva nel centro di Mestre.
Fidesarte conferma, con rinnovato entusiasmo, la propria collaborazione con il Premio Mestre di Pittura, manifestazione che negli anni ha saputo consolidarsi come un punto di riferimento nel panorama artistico contemporaneo. Per una realtà storicamente legata al territorio veneziano, sostenere un’iniziativa di tale valore rappresenta un gesto naturale, che si inserisce nel proprio impegno costante verso la promozione dell’arte e dei suoi protagonisti.
Così l’incipit del curatore della mostra Marco Dolfin: “All’interno del vasto e spesso disomogeneo orizzonte delle ricerche contemporanee riconducibili alla cosiddetta optical art, l’opera di Raffaele Bielò si distingue come una delle più originali e riconoscibili del panorama italiano. In un contesto in cui parte della tradizione di questo movimento artistico ha cercato lo sconfinamento tecnologico, l’abbandono del medium pittorico o la sua trasformazione in dispositivo (…). Bielò rimane, invece, profondamente legato alla pittura. La sua è pittura in senso pieno, senza deviazioni né scorciatoie concettuali: la mano resta al centro del processo, e con essa il tempo lungo e paziente che il dipingere richiede. Questa scelta non è un ritorno nostalgico, ma un atto di rigore poetico, una dichiarazione di appartenenza a una disciplina lenta e misurata.”
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