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Intervista a Kevin Fagan, nominato al premio Pulitzer e autore del podcast “The Doodler”

È online la storia del serial killer che nella San Francisco degli anni ’70 ha predato la comunità gay, commettendo svariati omicidi. La caccia all’assassino è ancora aperta.   Questo serial killer aveva l’usanza macabra di ritrarre

È online la storia del serial killer che nella San Francisco degli anni ’70 ha predato la comunità gay, commettendo svariati omicidi. La caccia all’assassino è ancora aperta.

 

Questo serial killer aveva l’usanza macabra di ritrarre le vittime prima di ucciderle. Da qui il soprannome Doodler, ovvero, disegnatore. Secondo lei, qual è la ragione che si nasconde dietro a tale gesto?

Sembra che l’omicida seriale la trovasse una tecnica molto efficace. I suoi erano disegni adulatori; mostrarli alle vittime e instaurare una conversazione con loro lo aiutava ad attirarle per poi ucciderle.

 

Quello di Doodler è un caso tuttora irrisolto. Nel Febbraio del 2019 la Polizia ha diffuso un nuovo identikit dell’assassino, che mostra come potrebbe essere il suo volto a distanza di 40 anni dai crimini commessi. Come si è mossa la Polizia negli ultimi tempi?

Il caso è rimasto congelato fino a tre anni fa, quando a riaprirlo è stato il detective della Polizia di San Francisco, Dan Cunningham. Aveva sentito dire che negli anni ’70 c’erano stati diversi omicidi irrisolti omosessuali. Di questo passo, esaminando i file, si è imbattuto nel caso Doodler, che ha poi deciso di approfondire. Da allora ha dedicato molto tempo cercando di risolvere il mistero.

 

Ritiene che ci possano essere altri omicidi, magari più recenti, riconducibili a Doodler?

No, dubito che Doodler possa aver ucciso qualcuno dalla metà degli anni ’70 a oggi, tuttavia, è impossibile dirlo con certezza fin tanto che il caso non sarà risolto.

 

Come si sviluppa l’idea del podcast “The Doodler”?

Era il 2019. Avevo da poco scritto sulla conferenza stampa della Polizia, che annunciava nuova enfasi al caso, quando le produttrici cinematografiche Lene Bausager e Sophia Gibber della Ugly Duckling Films (UDF) mi dissero di essere interessate alla realizzazione di un podcast su Doodler. Da subito pensai fosse un’idea intrigante, oltre che un nuovo modo di presentare la storia.

Lene e Sophia hanno così aperto la strada a una collaborazione tra “SF Chronicle” (che da anni mi vede presente come giornalista ed editor), UDF, Sony Music e Neon Hum (casa di produzione podcast).

In qualità di reporter impegnato nella giustizia sociale e nel raccontare la storia nella sua maggiore interezza possibile, ho ritenuto importante inserire il mistero di Doodler nel contesto storico del movimento di liberazione gay, dell’oppressione delle persone LGBTQ, toccando anche l’andamento delle indagini e la determinazione del detective Dan Cunningham, così come far luce sulle vittime di Doodler, a lungo dimenticate.

 

Qual è l’obiettivo di questo progetto?

Il fine principale, per me, resta quello di portare il pubblico a conoscenza di questa storia e di farlo nella forma più completa, così che le persone possano meglio capire cosa realmente è accaduto e, magari, fornire indizi nuovi alla risoluzione del caso. A tal fine, ho scritto sette racconti lunghi, pubblicati parallelamente ai nostri podcast, su sfchronicle.com, e ho avuto il privilegio di collaborare con il mio vecchio amico ed ex collega di Chronicle, l’investigatore privato Mike Taylor.

 

Infatti leggo che avete aperto una linea telefonica anonima a disposizione di chiunque vorrà fornire informazioni. Al momento si è già fatto avanti qualcuno?

Sì, abbiamo ricevuto ottimi suggerimenti, ai quali abbiamo già dato seguito, che riguardano possibili nuove vittime di Doodler, indizi sull’identità dell’assassino e dei testimoni. Tuttavia, non possiamo rivelare più di quanto pubblicato nei podcast e nelle storie. La nostra indagine non è finita.

 

Un caso che è diventato la sua missione

Per decenni mi sono occupato di assassinii, giustizia e disuguaglianze sociali, ma questo caso di ben sei – e forse più – vittime LGBTQ per mano di un solo killer ha toccato il mio cuore per la sua terribile crudeltà e il suo dolore perenne.

Sono diventato un giornalista per cercare di rendere il mondo un posto migliore e scrivere di un torto così orrendo si adatta a ciò a cui attribuisco valore.

 

 

 

 

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