Non passa un giorno senza che se ne parli ma il tutto si perde nella notte dei tempi.
Tagliando i secoli a strisce manco fosse una julienne arriviamo nel 1956, anno domini della nascita effettiva della disciplina, quando nel New Hampshire al Dartmouth College, si tenne un convegno al quale presero parte alcuni protagonisti del campo nascente della computazione dedicata allo sviluppo di sistemi intelligenti, John McCarty, Marvin Minsky, Nathaniel Rochester e Claude Shannon. Poi su iniziativa di McCarty un team di 10 persone avrebbe dovuto creare in pochissimo tempo una macchina in grado di simulare ogni aspetto dell’apprendimento e dell’intelligenza umana.
Ed è proprio in questo convegno che McCarty coniò l’espressione intelligenza artificiale, che diede i natali a tale disciplina attribuendole una sua identità specifica.

L’intelligenza artificiale moderna è oggi prepotentemente presente in ogni settore algida e attraente, ma come ogni tipo di innovazione rischia d’essere un enorme volano di difficile gestione.
Il rischio di una giungla dove le zone franche e senza regole potrebbero essere padrone si scaglia con l’enorme potenzialità della disciplina che, “trattata in maniera sicura“, diventerebbe epocale.
Il timone e la barra dritta per tenere sotto controllo meccanismi che possono elargire il tutto, come in questi giorni far risorgere i Beatles palesando una vecchia demo anni settanta, “Now and Then”, questo il titolo dell’eterna incompiuta.
La grande opportunità al cospetto dei rischi rappresenta una sfida dal risultato aperto, tra opportunità, tabù e paure.
In nome del nostro futuro.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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