«Bisogna diffondere una cultura della pace che richiede necessariamente sacrificio e sforzo. Attivandoci per diffonderla. Dobbiamo diventare ambasciatori di pace con le persone e i luoghi che frequentiamo». Queste le parole di Paola Zuliani referente per il gruppo di Venezia della Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice tirando le somme dell’incontro che si è svolto nel centro “Cardinal G. Urbani” a Zelarino-Venezia
ZELARINO (VE). Conclusioni che in realtà hanno il sapore di un programma che guarda al futuro proprio perché è un invito rivolto a tutti ad essere ogni giorno dei promotori di pace. L’incontro è stato organizzato dai gruppi di Venezia e di Treviso (referente Pietro Piccinetti) della Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice (FCAPP) per discutere sul ruolo della diplomazia nella costruzione della pace.
L’evento, coordinato dalla referente veneziana della Fondazione Paola Zuliani, si è inserito nel ciclo di appuntamenti dedicati all’intelligenza artificiale e alla politica, ispirati all’Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco. L’IA è sicuramente una delle sfide tecnologiche più rilevanti, in quanto ha delle profonde implicazioni sociali, comunitarie e politiche. Il Pontefice nei suoi interventi ha sottolineato più volte che l’IA non deve sostituire le relazioni umane, né essere divinizzata, ma deve rimanere uno strumento al servizio dell’uomo.
I relatori: Patrizio Fondi e Sergio Barbanti
Sulla base di questi spunti si è sviluppato il tema centrale dell’incontro che si è focalizzato appunto sull’arte della diplomazia per costruire la pace. Sono state due le figure di spicco della diplomazia internazionale che hanno dato il ritmo all’evento: l’Ambasciatore Patrizio Fondi e l’Ambasciatore Sergio Barbanti.
Patrizio Fondi, diplomatico di carriera con il rango di Ambasciatore, ha ricoperto ruoli chiave in numerosi contesti internazionali, tra cui l’ambasciata dell’Unione Europea, negli Emirati Arabi Uniti e presso l’Ambasciata d’Italia in Giordania. Attualmente, svolge attività accademica presso le Università di Bologna e Roma “Tor Vergata”, oltre ad essere membro del Consiglio di amministrazione dell’Italy-Gulf Initiative (IGI).
L’Ambasciatore Fondi ha offerto al pubblico intervenuto per l’occasione un’ampia riflessione sull’uso dell’intelligenza artificiale (IA) nelle relazioni internazionali. In particolar modo ha sottolineato che in un’epoca come quella che stiamo vivendo fatta di grandi cambiamenti, l’utilizzo dell’IA deve essere necessariamente orientato alla costruzione della pace. Per un diplomatico, ogni strumento che agevola tale obiettivo è benvenuto, purché non venga sopravvalutato. Infatti, la tecnologia non può sostituire l’essere umano nelle scelte morali, psicologiche e strategiche.
L’Ambasciatore ha evidenziato che se usata con criterio, l’IA accelera i processi decisionali, ma deve restare sempre sotto il controllo umano, per evitare conseguenze pericolose, soprattutto nelle relazioni internazionali, in ambito di difesa e sicurezza. Fondi ha poi proseguito la sua riflessione mettendo in evidenza che l’IA ha anche una funzione predittiva utile per prevenire conflitti. In effetti, analizzando fattori geopolitici, economici, militari e culturali, è possibile individuare aree a rischio di guerre, come per esempio quelle legate alla gestione dell’acqua che potrebbero coinvolgere Egitto e Sudan od anche in relazione alle tensioni esistenti tra l’India e i paesi vicini.
Però c’è da dire che già in passato, gli analisti hanno previsto eventi come l’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979. Tuttavia, occorre ricordare che la previsione non è certezza e l’intelligenza umana resta fondamentale. Per tutti questi motivi l’Ambasciatore ha portato il tema sul fatto che per gestire l’IA correttamente, occorre dotarsi di una governance internazionale adeguata. Le Nazioni Unite, con la guida del Segretario generale Guterres, stanno lavorando a dei regolamenti che limitino l’uso di armi autonome. Anche altri organismi internazionali come il G7, l’Unione Europea e la NATO stanno elaborando normative per il settore militare e civile.
Tuttavia, regolamentare una tecnologia in rapida evoluzione è complesso. A differenza delle armi nucleari, per le quali esistono accordi trasparenti sul loro numero e tipologia, l’IA sotto questo aspetto è più difficile da controllare, poiché rivelare le proprie capacità potrebbe renderle inefficaci. Tutto ciò impone una regolamentazione sofisticata e un monitoraggio costante. La sfida è grande, ma affrontabile attraverso una buona cooperazione ed una visione strategica a livello internazionale.
L’Ambasciatore Sergio Barbanti, anch’egli diplomatico di lungo corso, ha prestato servizio in svariate sedi internazionali, tra cui gli Stati Uniti, la NATO e Ambasciatore in Austria e nei Balcani (Montenegro). Dal 2021 al 2024 è stato Ambasciatore d’Italia in Israele ed ha vissuto in prima persona i tragici eventi legati all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Barbanti ha offerto una testimonianza diretta su quei drammatici fatti che hanno scatenato una guerra della quale non si vede ancora la fine.
Israele, fin dall’indipendenza nel 1948 ha affrontato diversi attacchi, come la guerra del Kippur, ma nessuno come quello del 7 ottobre ha segnato così profondamente la sua anima. L’atrocità degli atti compiuti, documentati dagli stessi terroristi, ha lasciato il Paese sgomento, ha dichiarato l’Ambasciatore. Ha aggiunto che le immagini diffuse sono terribili e insostenibili da guardare. Gli eventi non si sono fermati con il massacro iniziale: oltre 250 persone, tra cui non solo israeliani ma anche stranieri, sono state rapite e portate a Gaza. Ed è proprio con questa azione che il termine “ostaggi” ha preso un significato diverso. Gli ostaggi sono considerati mezzi di scambio nelle trattative, mentre questa volta sono stati vittime di puro odio. Barbanti, ricordando che Israele è nato per proteggere il popolo ebraico da nuovi massacri si è trovato invece a vivere un incubo che ha rimesso in discussione la sua sicurezza. Molti cittadini si sono chiesti come sia stato possibile non riuscire a difendere i civili.
Per un popolo perseguitato da secoli e che aveva trovato nella sua terra un rifugio pensato come sicuro, l’attacco del 7 ottobre è stato devastante. Lo Stato d’Israele conosciuto per le sue ottime capacità militari e l’efficienza dell’intelligence, è stato messo in ginocchio da un nemico ritenuto debole, che ha sfondato le barriere di Gaza con bulldozer, cogliendo tutti di sorpresa. Questo evento ha ferito profondamente non solo Israele, ma anche la diaspora ebraica nel mondo. Ha riacceso traumi di persecuzioni passate. Non si trattava di un conflitto politico, ma di un attacco contro persone uccise semplicemente perché ebree. Ha raccontato l’Ambasciatore Barbanti che tra le vittime, vi erano anche coloro che vivevano nei kibbutz vicino a Gaza e che credevano più di altri nella pace e nell’integrazione tra i due popoli. Tutta quella violenza ha messo in discussione la capacità di deterrenza dello Stato ebraico. Questo il dubbio e la paura che hanno attraversato i volti e i sentimenti dei cittadini d’Israele.
I due interventi hanno stimolato un vivace dibattito con il pubblico, offrendo spunti preziosi per comprendere come l’intelligenza artificiale e la diplomazia possano coesistere, senza mai perdere di vista il valore insostituibile dell’elemento umano, facendosi costruttori di pace. Tra gli ospiti che hanno preso parte all’evento il consigliere della FCAPP Maurizio Gallo, il prof. Carlo Adami, referente del gruppo di Verona e il Segretario generale della Fondazione Centesimus Annus, Oliver Galea.
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