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Infortunio di un bimbo al centro commerciale di Castagnole. L'assicurazione di chi l'ha spinto si rifiuta di risarcirlo

2 minuti di lettura

L’infortunio è successo il 14 marzo all’Alíper di Castagnole: i genitori del bambino che l’ha causato sono assicurati, ma la loro assicurazione non ha coperto le spese dell’incidente
 
 
Per una volta, pur nell’ambito di un brutto infortunio per un bambino, la frattura di un braccio, era filato (quasi) tutto liscio: i genitori del coetaneo che, giocando, aveva spinto il piccolo procurandogli il trauma si sono dimostrati subito dispiaciuti, collaborativi, disponibili ad assumersi le loro responsabilità e, di più, previdenti, perché avevano stipulato la cosiddetta assicurazione del capofamiglia, garanzia che copre i danni causati a terzi da tutti i componenti il nucleo familiare, come nello specifico. Peccato però che la compagnia assicurativa a cui si sono affidati, che il premio della polizza l’ha regolarmente incassato, si rifiuti di risarcire adducendo motivazioni del tutto improbabili.
 
 

Il fatto

Succede che il 14 marzo, verso le 18, un bambino di sei anni di Paese, nel Trevigiano, si sta divertendo nell’area giochi dell’ipermercato Alíper di Castagnole, sotto gli occhi del papà e della mamma. Il bimbo è seduto su un gonfiabile quando viene strattonato e spinto da dietro da un altro bambino, a sua volta accompagnato dalla nonna. Capita tutto in un momento, impossibile per gli adulti intervenire, e si tratta di un banale incidente tra due piccoli che stanno giocando. Purtroppo per il bambino di Paese le conseguenze sono pesanti: avverte subito un forte dolore al braccio destro, a cui viene applicato del ghiaccio. Poi viene trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso dove gli riscontrano la frattura composta del gomito, con tutto ciò che ne consegue: gesso, terapie, attività limitata per un certo periodo e quant’altro.
 
 

Le conseguenze

Una volta tanto, almeno, non ci sono discussioni sulle responsabilità: la nonna e poi i genitori del bambino autore della spinta si rendono subito disponibili per fare la loro parte e forniscono gli estremi della polizza Rc (Responsabilità civile) che hanno sottoscritto con la compagnia assicurativa proprio per essere coperti in caso di danni causati a terzi da tutti i componenti della famiglia. Esattamente quello che è accaduto.
 
 
I genitori del bambino infortunato, per essere seguiti, attraverso il consulente personale Diego Tiso, si affidano dunque a Studio 3A-Valore S.p.A., società specializzata nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che procede subito con la denuncia del sinistro presso la compagnia assicurativa, chiedendo l’attivazione della garanzia a favore dei propri assistiti.
 

La risposta di diniego

Sembra una formalità, ma la compagnia il 4 giugno risponde picche, respingendo ogni richiesta di risarcimento con asserzioni contraddittorie che lasciano interdetti. Secondo essa, “non vi è responsabilità a carico del nostro assicurato”, il quale invece le responsabilità se l’è correttamente assunte fin da subito. “Dagli elementi in nostro possesso, al momento del sinistro i minori erano incustoditi”, mentre erano accompagnati dai genitori e dalla nonna. “Nel regolamento dell’area bimbi è riportato che è vietato correre”, laddove i due bambini erano seduti sul gonfiabile. Il tutto per poi concludere che si tratterebbe “di evento del tutto fortuito” e che pertanto “l’operatività della garanzia assicurativa è esclusa”. A fronte della ricostruzione “fantasiosa” dei fatti, Studio 3A ha quindi riproposto la domanda allegando anche le dichiarazioni dei testimoni presenti al momento dell’incidente, tra cui alcuni clienti estranei a ogni rapporto di parentela con le parti, ma neanche questo è bastato: con nota del 12 luglio, la compagnia assicurativa ha incredibilmente ribadito il diniego. Ma allora, “per cosa ci si assicura a fare se poi l’assicurazione, quando capita l’incidente, non paga mai” si chiedono le famiglie coinvolte nella vicenda. Ma la battaglia di Studio 3A per tutelare i diritti del bambino infortunato e dei suoi genitori è solo all’inizio.

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