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Inclusione negata nei centri estivi: l’allarme dei docenti sui diritti dei minori con disabilità

bambini scuola

Il Coordinamento Docenti di Diritti Umani denuncia la violazione dei diritti all’inclusione: “Nessuna deroga stagionale per l’accesso ai servizi educativi, lo Stato si assuma le proprie responsabilità”

SUSA (TO) – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione in merito alla situazione denunciata dall’Associazione Cuori Blu Autismo Susa relativa alla gestione dei servizi educativi per minori con disabilità nei centri estivi del Comune di Susa e, più in generale, della Val di Susa.

Secondo quanto riportato, diverse famiglie si sono viste costrette a coprire economicamente il costo degli educatori necessari per i propri figli – fino a 400 euro a settimana per un servizio che rientra nell’ambito dei diritti fondamentali. È bene chiarirlo: l’accesso a un centro estivo con un educatore dedicato non è un servizio aggiuntivo, ma una misura di garanzia per l’esercizio effettivo del diritto all’inclusione.

Quando un’amministrazione pubblica limita temporalmente questo sostegno, delegandone la continuità alle possibilità economiche dei singoli nuclei familiari, non siamo più nell’ambito della buona amministrazione, ma in quello dell’elusione di precisi obblighi giuridici e costituzionali. La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, la Legge 104/1992 e la nostra Costituzione non prevedono deroghe stagionali ai diritti. Non esistono “mesi facoltativi” per l’inclusione.

Il gesto dell’associazione Cuori Blu, che ha deciso di sostenere con proprie risorse tutte le ore educative necessarie per i bambini coinvolti, è encomiabile e dimostra un alto senso civico. Tuttavia, non può né deve diventare un precedente sostitutivo dell’azione pubblica. Le associazioni non possono – e non devono – supplire alla funzione dello Stato.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani chiede con fermezza:

La disparità territoriale nella garanzia dei diritti educativi per i minori con disabilità rappresenta un fallimento sistemico, che va affrontato con strumenti strutturali e non lasciato all’iniziativa episodica dei singoli Comuni o al volontariato, pur meritorio.

Includere significa garantire continuità. Educare ai diritti civili significa assicurare che nessun bambino sia escluso per ragioni economiche o geografiche.

Le politiche per l’infanzia e la disabilità non possono essere condizionate dalla stagione, dal bilancio comunale o dal silenzio istituzionale.

È tempo che lo Stato, nelle sue articolazioni centrali e locali, assuma con chiarezza la responsabilità politica e giuridica dell’inclusione vera.

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