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Il viaggio della nonna

5 minuti di lettura

Benvenuti nella sezione dedicata ai racconti del Concorso Letterario Nazionale “ROSSO D’INVERNO”, giunto quest’anno alla X edizione con il tema della “Leggerezza”, ispirato dalle parole evocative e intramontabili di Italo Calvino. Buona lettura!

La nonna si comporta in modo strano in questi giorni. Quando mi vede in salotto alza la mano e mi sorride:

«Ciao Francesca.»
Mi guarda a lungo per capire i miei pensieri, come fa sempre, ma oggi non li capisce proprio. «Tutto bene, Francesca?»
«Certo, nonna», la rassicuro, mentre torno nella mia cameretta.
Raduno i miei amici al centro del tappeto e dico loro: oggi riunione straordinaria.
Ci sono i due cagnolini attaccati insieme, la bambola con i capelli rossi, l’orsetto giallo e il dinosauro con una gamba sola. Li guardo uno alla volta, e poi scandisco per bene le parole.

Le nonne cambiano i nomi per far divertire le proprie nipoti, però non voglio che mi chiamate Francesca, perché il mio nome è Giulia.

Il gioco dei nomi cambiati della nonna non mi piace. «Hai innaffiato le piante, Ginevra?»
«Mi passi i biscotti, Marina?»
Alla fine sbotto: «Nonna, mi chiamo Giulia, basta cambiarmi i nomi!»

La nonna rimane in silenzio per qualche minuto. Sembra molto dispiaciuta, poi annuisce e mi rassicura: «Non succederà più.»

Giochiamo alle carte insieme, mi rammenda un buco del calzino, quello rosso con i pesciolini. Otto pesciolini in un calzino e solo sette nell’altro. Non capisco dove sia finito il pesciolino mancante.

A cena, la nonna mangia con noi la minestra, ma non prende il secondo. Vuole i piselli, li prende con le mani, così la mamma l’aiuta con la forchetta.

Dopo cena mi accompagna in camera, mi saluta e contrariamente alle altre sere, torna da mamma e papà. Ci rimango male perché prima di addormentarmi di solito mi canta un’aria d’opera e mi racconta di luoghi lontani e speciali.

L’ultima volta mi ha cantato Celeste Aida, raccontandomi delle valli del Nilo, di Radames, un bravo bambino che scriveva geroglifici molto difficili per la sua età e sognava di diventare il re dell’Egitto. Poi diventando grande conosce Aida, una bellissima principessa. È una storia che già conosco, ma è sempre bella sentirsela raccontare.

Stasera niente, e poi se ne va con un ‘Buonanotte Irene’ continuando con questo gioco che non mi piace. Alla riunione straordinaria con i miei amici ho fatto un cerchio e mi sono sfogata.

Quando le nonne tirano in lungo i giochi fanno molto arrabbiare.

Stamattina la nonna ha fatto finta di non conoscermi. «Chi sei?»
«Sono Giulia.»
«Non conosco nessuna Giulia.»

La nonna ha deciso di cambiare gioco. Sono contenta, finalmente. Il gioco di prima mi aveva davvero stancato. In realtà non sembra divertirsi tanto, perché si guarda le mani e dice che sono mani da vecchia.

«Sei vecchia, nonna.»
«No, non sono vecchia, smettila.»
Si arrabbia molto, urla. Inizio a piangere e la mamma mi prende in braccio.
«Succede che i nonni perdano la testa.»
Guardo la testa della nonna, ma è ancora attaccata al collo.
Allora la mamma mi spiega che la nonna sta facendo uno dei suoi tanti viaggi. Un viaggio alla ricerca dei suoi ricordi, che ha perso da qualche parte.
La nonna è una bravissima cantante, si è esibita nei teatri più importanti del mondo, ha cantato in Russia, in Cina e anche in America. In casa ci sono tante fotografie e articoli di giornali che parlano di lei.

Ora vi spiego tutto, ho detto agli amici in riunione.

La nonna non è arrabbiata con me, ma con i suoi ricordi perché l’hanno abbandonata. Lei è da sempre abituata a viaggiare. Lo ha fatto per una vita e ora, appena starà un po’ meglio, partirà per cercare i suoi ricordi.

La nonna cammina avanti e indietro nel corridoio. Dice che la sua mamma deve venire a prenderla a scuola, ma lei non va a scuola da tanti anni. E non ho mai visto la sua mamma. Andare avanti e indietro non mi sembra proprio un viaggio interessante, e poi trovo difficile possa ritrovare i suoi ricordi in corridoio.

Sono stanca e mi siedo sulla poltrona. La guardo mentre continua a camminare avanti e indietro. Ogni tanto si guarda in giro e sembra non riconoscere le cose della casa.

«Dov’è la mia mamma?» chiede.

Non so dove sia la mamma della nonna. Non ho mai pensato che anche lei potesse avere una mamma.

«La tua mamma tornerà presto.»

I miei amici mi guardano e non capiscono. Anche la bambola con i capelli rossi non sembra d’accordo.

Lo so che le bugie non si dicono, ma la nonna sembra contenta della mia risposta.

La nonna è finalmente partita per il suo viaggio. È uscita senza dire niente, ma papà e mamma sembrano molto preoccupati. Hanno chiamato le zie e anche i vigili, e ci hanno messo due ore per ritrovarla. Così, per curarla meglio e farla stare al sicuro, l’hanno portata in un istituto.

Senza la nonna la casa sembra più vuota e tutti sono tristi. Mamma è andata a trovarla e poi è tornata a casa piangendo.

«Non ce la faccio, non ce la faccio», dice al papà. «La vado a riprendere.»

Così la nonna è tornata e le porte di entrata, quella del bagno e della cucina sono chiuse a chiave. Se devo entrare o uscire devo chiedere le chiavi alla mamma.

In questo modo mi sembra difficile che la nonna possa tornare a viaggiare e ritrovare i suoi ricordi. Lei però sembra più tranquilla, anche se fa domande strane, ‘Perché hanno rubato l’acqua?’ oppure parla del cane che non abbiamo, ‘Avete portato fuori il cane per la passeggiata?’

A volte non risponde, quando le si chiede qualcosa. Sta seduta sulla poltrona e ha gli occhi persi nel vuoto. Non mi degna di uno sguardo e questo mi rende triste, perché ha dei bellissimi occhi azzurri.

Giulia, il mio nome, lo hanno scelto mamma e papà, ma è la nonna che mi ha regalato gli occhi azzurri quando sono nata. Non so come sia possibile che una nonna ti regali gli occhi azzurri appena nasci, ma papà e mamma mi hanno detto così.

Ho messo i miei pelouche in fila sul divano e ho cercato di rassicurarli.

Non ci sono ancora medicine per far ritornare i ricordi, ma gli scienziati ci stanno lavorando.
Nel frattempo dobbiamo accompagnare la nonna nel suo viaggio.

Appoggio la copertina a fiori sulle gambe della nonna e sui braccioli della poltrona faccio sedere la bambola con i capelli rossi, i due cagnolini attaccati insieme e l’orsetto giallo.

Per il dinosauro con una gamba sola non c’è posto, così lo lascio vicino ai piedi della nonna.

Ci sono viaggi che puoi fare stando seduta sulla poltrona. Come d’accordo con i miei amici, inizio a cantare Nessun dorma! Nessun dorma!

Chiudo gli occhi e sono con la nonna a Pechino. Lei è vestita come Turandot, la bellissima principessa del ghiaccio.

Tu pure, oh Principessa, Nella tua fredda stanza
Guardi le stelle che tremano d’amore, E di speranza

La nonna sembra aver capito che stiamo viaggiando insieme e quando proseguo con Ma il mio mistero è chiuso in me anche lei inizia a cantare:

Il nome mio nessun saprà, No, no, sulla tua bocca lo dirò
Quando la luce splenderà, Ed il mio bacio scioglierà il silenzio

La mamma entra nella stanza e sembra non credere a ciò che vede. Io e la nonna che stiamo cantando insieme. Quando arrivo alla strofa All’alba vincerò, la nonna canta a squarciagola: Vincerò. Vincerò…

«Hai avuto una bellissima idea, bambina mia», mi dice la mamma abbracciandomi.

Ogni sera mi siedo accanto al letto della nonna, viaggiando con lei per riportare a casa tutti i suoi ricordi. Chiudiamo gli occhi e visitiamo posti bellissimi, cantando le arie che ci piacciono di più. Siamo a Roma e intoniamo Vissi d’arte, poi voliamo in Giappone con Un bel dì vedremo, per finire nell’antica Babilonia con il Va pensiero.

In quei momenti si ricorda tutte le parole, proprio tutte, sorride e i suoi occhi azzurri sembrano accendersi ancora.

La mamma, che spesso si ferma con noi a guardare, ogni tanto piange, ma so che non devo preoccuparmi perché sono lacrime di gioia.

Ora la nonna ha sonno. Le prendo le mani gelate, così il nostro viaggio prima di dormire avrà come meta una fredda soffitta parigina:

Che gelida manina, se la lasci riscaldar, Cercar, che giova? Al buio non si trova
Ma per fortuna, è una notte di luna, E qui la luna… l’abbiamo vicina

«Chi sei?» mi chiede.
«Sono Mimì», rispondo ridendo.
I suoi ricordi, almeno per questa notte, dormiranno con lei. «No. Non sei Mimì», dice sorridendo. «Tu sei la mia Giulia.»

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