Un vertice di svolta per l’Africa e l’Europa
ROMA. Il vertice svoltosi ieri a Villa Doria Pamphilj, intitolato “The Mattei Plan for Africa and the Global Gateway: A common effort with the African Continent”, rappresenta senza dubbio un momento di svolta nella visione italiana ed europea dei rapporti con l’Africa. Non solo per la partecipazione di altissimo livello – con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a fare da padrone di casa – ma soprattutto per lo spirito politico e strategico che l’evento ha voluto imprimere a questa cooperazione: un partenariato tra pari, fondato su rispetto reciproco, condivisione delle priorità e volontà concreta di costruire sviluppo sul lungo termine.
Il Piano Mattei per l’Africa, al centro dei lavori, ha trovato la sua naturale estensione nella strategia europea del Global Gateway, creando una sinergia che può davvero cambiare il volto del continente africano e, con esso, il futuro dell’Europa stessa. Un’Europa che – come ha sottolineato la Premier Meloni – non può più guardare all’Africa solo come fonte di problemi da gestire o di flussi da contenere, ma come una grande opportunità di crescita, innovazione e stabilità geopolitica.
Tre sono i pilastri su cui questa visione si è concretamente fondata nel vertice: infrastrutture, agricoltura e digitale. Tre ambiti cruciali, scelti con cura per incidere dove il bisogno è massimo e il potenziale di sviluppo enorme.
Il “Corridoio di Lobito”, progetto infrastrutturale che collegherà l’Angola allo Zambia, passando per la Repubblica Democratica del Congo e – auspicabilmente – fino alla Tanzania, promette di cambiare la geografia economica dell’Africa centro-meridionale. Non si tratta solo di strade e binari, ma di una vera arteria di commercio, industria e lavoro, che potrà ridurre l’isolamento di intere aree e integrarle nel mercato globale.
Il secondo fronte, quello agricolo, con un focus sulla filiera del caffè, punta a far crescere filiere locali capaci di generare valore aggiunto, emancipando i produttori africani dalla dipendenza dai mercati esterni. Non aiuti assistenzialistici, ma investimenti produttivi che guardano all’autosufficienza economica dei Paesi partner.
Infine il digitale: dal potenziamento del Blue Raman Cable all’iniziativa dell’AI Hub for Sustainable Development, l’Italia – con l’Europa – intende dare un ruolo da protagonista all’Africa nell’economia dei dati e dell’intelligenza artificiale, ambiti finora quasi estranei alle agende di sviluppo del continente. Un salto di qualità che potrebbe rivelarsi decisivo nel formare le nuove classi dirigenti e imprenditoriali africane.
Il Vertice ha segnato anche un passaggio culturale e politico di grande importanza: l’annuncio di un programma concreto di ristrutturazione del debito africano – con la conversione in progetti di sviluppo di circa 235 milioni di euro – rilancia una proposta storica della dottrina sociale cattolica e di Papa Francesco, restituendo dignità e prospettiva ai Paesi più fragili. Un gesto non solo finanziario, ma di visione etica e politica.
Non è un piano calato dall’alto, né una politica spot, come ha precisato la Premier: è l’inizio di un percorso strutturale che prevede già nuovi incontri – a luglio in Etiopia e nel 2026 con la seconda edizione del Vertice Italia-Africa.
Il valore complessivo degli accordi sottoscritti, 1,2 miliardi di euro, testimonia la serietà di questo impegno. Ma ciò che più conta è il messaggio: il futuro dell’Europa si gioca anche – e forse soprattutto – nella sua capacità di costruire con l’Africa un rapporto adulto, leale, di mutuo interesse. Dove investire in crescita locale significa garantire sicurezza, prosperità e futuro anche alle nostre società.
Con il Piano Mattei e il Global Gateway l’Italia e l’Europa scelgono la via più difficile, ma anche l’unica sostenibile: quella della cooperazione vera, della responsabilità condivisa e della fiducia.
Un cambio di paradigma che potrebbe finalmente segnare la fine della stagione delle promesse non mantenute.
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