La Nazionale di calcio italiana viene eliminata ai rigori dalla Bosnia e per la terza volta di fila non parteciperà ai Campionati Mondiali
ZENICA (BOSNIA) – Avevo un titolo in testa mentre guardavo la partita: “Una pessima Italia va comunque ai Mondiali“. Ero certa che, in un modo o nell’altro, gli azzurri ce l’avrebbero fatta stavolta a qualificarsi. Una partita secca si può sempre perdere, soprattutto se giocata fuori casa e in un piccolo fortino con un campo ai limiti della decenza.
Ma il livello delle due squadre, il valore monetario dei giocatori in campo, il ranking (la Bosnia era 71^), la storia e mettiamoci anche la grande legge dei numeri erano tutti dalla nostra parte. Mai una Nazionale Campione del Mondo aveva saltato tre Mondiali di fila. Doveva essere la volta buona.
E invece no. Un buon primo tempo con il gol del solito Kean (alla sesta rete consecutiva, raggiunto Gigi Riva) dopo 15 minuti. Il raddoppio mancato per un pelo poco dopo. Occasioni da una parte e dall’altra ma con un Donnarumma sempre attento e una difesa che sembrava tornata quella dei giorni migliori.
Poi il rinvio sbagliato proprio del nostro portiere, nessuno a proteggerlo. Bastoni falcia Memic lanciato a rete e giustissimo cartellino rosso al 39′. Il CT Gattuso toglie Retegui (determinante nel recupero della palla per il gol azzurro) e inserisce Gatti. Si passa al 3-5-1 e di fatto l’Italia scompare dal campo.
Un secondo tempo inguardabile. Nessun gioco, mai un passaggio. È un assedio bosniaco con gli azzurri che non riescono quasi mai ad uscire dalla propria meta campo. A inizio secondo tempo entra il quasi debuttante Palestra, solo qualche minuto in campo giovedì contro l’Irlanda del Nord. Un azzardo. E si è rivelato poi essere il migliore in campo.
Ci sarebbero anche le occasioni di Kean, Esposito e Dimarco ma l’unico vero campione di cui l’Italia dispone rimane sempre Gigio Donnarumma che toglie le castagne dal fuoco in più di un’occasione. E a lui comunque ci affidavamo, nonostante tutto, ai rigori.
Ma anche il miglior portiere del mondo nulla può sulla ribattuta del neo entrato Tabakovic a dieci minuti dalla fine. Di colpo l’Italia ha un sussulto ma si va lentamente ai tiri di rigore con gli errori di Esposito e Cristante.
Per la terza volta consecutiva l’Italia non si qualifica al Mondiale. E non è un caso, non si tratta di una partita sbagliata. Ma di una squadra spaventata, portata avanti solo dalle prodezze del portiere. E non possiamo nemmeno attaccarci alle decisioni arbitrali. Il discorso è alla base.
E allora ripartiamo dai giovani, riformiamo le scuole calcio come chiedeva Roberto Baggio nel 2010 quando gli era stato affidato il nuovo progetto di riforma del calcio italiano. Un lavoro mastodontico di 900 pagine in cui si trattavano tutti gli aspetti delle nuove generazioni di calciatori sul modello di Spagna, Francia e Germania.
Allenatori formati in maniera moderna a seconda delle competenze pedagogiche e tecniche. Non, come troppo spesso accade in Italia, messi lì per simpatia, carriera passata da giocatore o peggio, dagli sponsor.
Un progetto mai letto da nessuno del Consiglio Federale e lasciato nel dimenticatoio. Abbiamo perso quindici anni di lavoro, e al comando della Figc abbiamo sempre Gabriele Gravina. Uno che dopo aver denigrato gli altri sport perché dilettantistici e di stato, a differenza del calcio, crede che l’atleta più medagliata della storia italiana, Arianna Fontana, sia una sciatrice e non una pattinatrice di short track.
Ribadendo anche che il calcio ha bisogno di più aiuto da parte delle istituzioni, quando in realtà è lo sport che ha più fondi governativi. Eppure in tutti gli altri sport primeggiamo. Dal tennis al nuoto, dall’atletica al volley. Passando per la scherma, lo sci, il pattinaggio, la ginnastica artistica e ritmica, le arti marziali, ora pure nel baseball.
Abbiamo campioni Olimpici come Thomas Ceccon che si allenano in piscine comunali con le vecchiette che fanno AcquaGym a lato. O una campionessa Mondiale come Zaynab Dosso che si deve segnare le linee da sola col gesso e non ha la possibilità di allenarsi al coperto.
Il problema è alla base dicevamo. Ma è soprattutto in alto. Perché nulla potrà mai cambiare davvero finché al comando rimangono le stesse persone che questa situazione l’hanno creata. Alla fine probabilmente a pagare sarà solo Gennaro Gattuso, che ci ha messo il cuore e l’anima, ma sangue dal muro non se ne tira fuori.
Il tabellino
OSNIA ED ERZEGOVINA-ITALIA 5-2 DTR (0-1 p.t)
BOSNIA ED ERZEGOVINA (4-4-2): Vasilj; Memic (dal 25’st Burnic), Muharemovic, Katic, Kolasinac; (dal 1’st Alajbegovic); Dedic, Sunjic, (dal 1’st Tahirovic), Basic (dal 25’st Tabakovic), Bajraktarev; Demirovic (dal 10’sts Hadziahmetovic), Dzeko. A disp: Hadzikic, Zlomislic, Mujakic, Celik, Gigovic, Bazdar, Radeljic. Ct: Barbarez.
ITALIA (3-5-2): Donnarumma; Mancini, Bastoni, Calafiori; Politano (dal 1’st Palestra), Barella (dal 40’st Frattesi), Locatelli (dal 25’st Cristante), Tonali, Dimarco (dal 1’pts Spinazzola), Retegui (dal 43’pt Gatti), Kean (dal 25’st Esposito). A disp: Carnesecchi, Meret, Cambiaso, Buongiorno, Pisilli, Raspadori. Ct: Gattuso.
Arbitro: Turpin (Francia); Assistenti: Danos e Pages (Francia); Quarto ufficiale: Sanchez (Spagna); VAR: Brisard (Francia); AVAR: Delajod (Francia).
Marcatori: 15’pt Kean (I), 35’st Tabakovic (B)
Note: Espulso Bastoni (I) al 41’. Ammoniti: Tahirovic (B), Donnarumma (I), Muharemovic (B), Katic (B), Frattesi (I), Vasilj (B). Sequenza rigori: Tahirovic (B) gol, Esposito (I) alto, Tabakovic (B) gol, Tonali (I) gol, Alajbegovic (B) gol, Cristante (I) traversa, Bajraktarev (B) gol.
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