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Il tempo delle scoperte archeologiche non è ancora finito

Tra le tante carriere universitarie che mi sarebbero piaciute intraprendere, una mi ha sempre incredibilmente intrigato: archeologia. Probabilmente come me ci sono tanti altri bambini che hanno sognato di essere, da adulti, una sorta di

Tra le tante carriere universitarie che mi sarebbero piaciute intraprendere, una mi ha sempre incredibilmente intrigato: archeologia. Probabilmente come me ci sono tanti altri bambini che hanno sognato di essere, da adulti, una sorta di moderno Indiana Jones. E se non mi sono mai iscritta a archeologia, la motivazione è una sola: la preoccupazione che i tempi delle avventurose scoperte archeologiche, come la riscoperta di Troia da parte di Heinrich Schliemann o come quando Howard Carter scoprì Tut-ench-Amun(1) fossero finite.

E invece, fortunatamente, mi sbagliavo.

 

È avvenuta recentemente un’interessante scoperta che mi ha fatto ricredere: nel Settecento un esploratore polacco fondò in Madagascar un villaggio chiamato “Pianura della salute”; ora, quasi duecento anni dopo, due insegnanti sono riusciti a trovarlo. La storia del villaggio si radica in una complessa dinamica fatta di tratta degli schiavi, sete di gloria, ambizione geografica e cavalleresca avventura. La sua edificazione si deve a un personaggio noto a pochi fuori dalla Polonia, ma degno di interesse per come rese la sua vita simile a un romanzo e celebre nella sua patria di origine: il conte polacco Maurice Auguste Beniowski, che nel 1776 fu proclamato re del Madagascar.

 

Nato nel 1746 a Vrbové, nel nord del regno d’Ungheria, il conte Beniowski fu educato da un precettore francese che gli fece conoscere Diderot, Rousseau, Voltaire e Montesquieu. Nel 1768 partecipò alla lotta per l’Indipendenza della Polonia dalla Russia. Deportato nella Siberia orientale, riuscì a evadere dalla Francia con novantacinque uomini. Dopo aver rubato la nave Saints-Pierre-et-Paul, Beniowski e il suo equipaggio raggiunsero l’Alaska, il Giappone, Macao e infine il Madagascar. Il conte andò poi in Francia, per convincere il re Luigi XV ad affidargli lo sviluppo del commercio sull’isola. Ce la fece. Beniowski ripartì per il Madagascar con duecentocinquanta volontari. Sulla costa orientale fondò Louisbourg, un centro del commercio di schiavi e di riso verso l’isola Bourbon e l’isola di Francia. In seguito il porto si rivelò insalubre e Beniowski lo abbandonò per costruire una città ideale nell’entroterra. A Valambaho-aka, rinominata “Pianura della salute”, fondò un ospedale per curare i malati di malaria(2). E la storia non finisce qui, e anzi vi invito a leggerne le 2 memorie che, pubblicate in francese nel 1791, ebbero un successo enorme.

 

La figura di Beniowski è ancora soggetta a discussione: chi lo considera un eroe per come condusse un’impresa coloniale che si interessava a migliorare le condizione della popolazione e chi, contrariamente, lo relega alla figura di avido colonizzatore che incrementò la tratta degli schiavi in Madagascar. Come commenta Jean-Christophe Ruin, con il quale concordo vivamente: “è necessario uscire dalla visione manichea che avvolge Beniowski. Non era né buono né cattivo. La cosa importante è ciò che aveva di più umano: il suo coraggio e la potenza della sua immaginazione”.

 

Oltre al fascino del fondatore, ciò che mi ha colpito di questa scoperta archeologica è la pazienza applicata dagli scopritori: per più di duecento anni esploratori, avventurieri e scrittori hanno cercato di trovare quella città. Non è stato certo un colpo di fortuna quello di Arnaud Léonard(3) e Albert Zieba(4). Per due secoli alcuni uomini hanno trascorso mesi a battere il corso del fiume alla ricerca del minimo indizio, e tutti sono ripartiti a mani vuote. Fino al 18 gennaio 2018, quando Léonard e Zieba, dopo cinque anni di ricerche e due spedizioni sul posto, sono riusciti a ripercorrere la strada del fondatore della città, e a ritrovare il villaggio perduto. E a far ritrovare, alla gente come me, l’attrazione infantile per l’avventura delle grandi scoperte archeologiche.

 

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(1). Per chi volesse approfondire queste scoperte sono meravigliosamente raccontate nel libro Civiltà sepolte di C.W. Ceram.
(2). La biografia di Maurice Auguste Beniowski e il ritrovamento del sito archeologico è tratta, e meglio approfondita in questo articolo tradotto in italiano sul numero 1252 del settimanale“Internazionale”. L’articolo originario è di Antoine Flandrin, apparso su “Le Monde” con il titolo Deux enseignants ont retrouvé les vestiges de la “cité idéale” à Madagascar.
(3). Arnaud Léon, 43 anni, insegna storia all’università della Réunion.
(4). Albert Zieba, 45 anni, è un professore di arti plastiche del liceo francese della capitale malgascia, Antananarivo, e presidente dell’associazione interculturale Polka, che cura le relazioni tra Polonia e Madagascar.

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