Capita spesso di parlare in modo negativo e disilluso rispetto i giovani d’oggi, invece ci sono fortunatamente delle notizie in controtendenza e particolarmente significative
Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere un ragazzo, Vittorio Emanuele Agostinelli, in un’aula magna della Sapienza a Roma, dove si svolgeva un convegno sulla Cittadinanza e Costituzione.
Affascinata dal suo intervento davanti a più di 1000 persone, l’ho avvicinato e lui mi ha coinvolto in un progetto molto interessante promosso dalla Corte dei Gentili, costola del Dipartimenta del dicastero per la Cultura e l’Educazione, nato su iniziativa del Cardinale Gianfranco Ravasi.
Il “Cortile dei Gentili” dal 2011 si è affermato come spazio aperto al pluralismo delle idee, per promuovere e stimolare il dialogo costruttivo tra credenti e non credenti. Con questo obiettivo, dunque il “Cortile” affronta e approfondisce ogni anno grandi tematiche (e problematiche) di attualità – come l’etica, la legalità, la scienza e la fede. l’arte e le nuove tecnologie- attraverso eventi, incontri dibattiti, ricerche e occasioni di condivisione.
In questo caso specifico si trattava di raccogliere esperienze di alcune parrocchie italiane in cui i giovani erano coinvolti direttamente e attivamente.
Il risultato è stato per l’appunto un documentario, intitolato “Il sentiero dell’ascolto”, che è stato presentato ad Ostia il 23 settembre presso il cinema annesso alla Parrocchia di San Timoteo, alla quale è intervenuto anche Mons, Giancarlo Ravasi e tutti i 20 membri della Consulta giovanile del Pontificio Consiglio per la cultura, tra cui anche Vittorio Emanuele ed alcuni rappresentanti delle parrocchie che hanno partecipato al progetto.
E’ stato molto emozionante, seguendo le immagini e le interviste raccolte dal documentario, capire come i giovani, se coinvolti, sappiano essere più maturi degli adulti, capaci di prendersi carico di responsabilità educative e bisogni sociali e culturali.
Ogni parrocchia è stata un modello di coinvolgimento fattivo.
La Parrocchia del Sacro Cuore di Marigliano (NA) è particolarmente impegnata nel togliere i ragazzi dalle strada, dove potrebbero incorrere in pericoli di vario genere (droga, manovalanza per il crimine, dispersione scolastica) e dove gli stessi giovani che frequentano la parrocchia cominciano a tutelare i ragazzi fin da piccoli, con un grande senso di responsabilità.
La parrocchia del Sacro Cuore di Gesù di Messina si è occupata di inclusione e famiglia, dove per i ragazzi con handicap dopo la scuola non c’è nulla che possa dare loro un futuro e attraverso laboratori li occupano e li avviano a delle scuole professionali che possano garantire loro un futuro. Le parrocchie di Santa Maria Greco e della Santa Famiglia hanno sottolineato quanto sia importante camminare insieme per uscire dall’individualismo ed abituarci al confronto.
La parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice di Treviso si è concentrata sull’importanza dell’incontro nella comunità, dove i giovani, assumendosi delle responsabilità educative diventane a loro volta modello per i più piccoli ed hanno anche la possibilità di confrontarsi nell’emergere delle difficoltà.
Ma la testimonianza secondo me più emozionante è venuta da Assisi, dove è presente una comunità di suore “Casa Fra Jacopa”, che hanno il compito di “ascoltare i sussulti del cuore dei giovani ed illuminare il loro percorso”.
Qui le testimonianze sono state toccanti e ne voglio perciò riportare alcune: “Qui ho avuto la possibilità di assomigliare sempre di più a me stessa”. “Ho ricevuto un sorriso per me e questo mi ha fatto capire che aspettavano proprio me, che la mia vita era attesa”
“Senza un altro davanti che ti fa da specchio, che ti riposiziona, che ti vuole bene, non vai da nessuna parte”
Infine nella parrocchia di San Timoteo di Ostia si occupa di inclusione culturale, oltre di altre attività. In questo caso la sala del cinema parrocchiale diventa un punto di aggregazione per credenti e non credenti.
Concludendo, questa esperienza ha dimostrato come ascoltare attivamente le istanze emergenti della realtà giovanile, permette di realizzare una fotografia delle diverse realtà contemporanee. I giovani non sono solo baby gang e disagio giovanile. L’ascolto comunque non può prescindere da tutte le relazioni in atto e in divenire se parlare è un’arte, saper ascoltare è un’attitudine che solo in pochi sono interessati a sviluppare e per primi siamo noi adulti a dover dare il buon esempio: ascoltare con il cuore.
crediti fotografici:https://www.corriere.it/cronache/personaggi-italia/22_dicembre_23/cardinale-ravasi-intervista-168c1754-8244-11ed-bdbc-e664b85fa1b1.shtml
Articolo di Antonella Moretti
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