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Il Senato approva definitivamente la separazione delle carriere dei magistrati: la riforma Nordio e l’Italia davanti al referendum

Il Senato, con 112 voti favorevoli, ha approvato in via definitiva la riforma costituzionale che separa le carriere dei magistrati, aprendo la strada a un referendum confermativo previsto per la primavera del 2026. È un passaggio storico per la giustizia italiana: non solo perché modifica gli articoli chiave della Costituzione, ma perché ridisegna il perimetro dei poteri tra giudici, pubblici ministeri e politica, con implicazioni profonde per l’equilibrio democratico del Paese

ROMA. La riforma era stata approvata in prima lettura dal Consiglio dei ministri nel maggio 2024, sotto la regia del ministro della Giustizia Carlo Nordio, e ha completato il suo iter parlamentare senza subire alcuna modifica. L’articolo 138 della Costituzione prevede che, per evitare il referendum, una legge costituzionale debba ottenere in seconda votazione i due terzi dei voti in entrambe le Camere. Al Senato, invece, la maggioranza si è fermata a quota 112, ben lontano dai 137 necessari.
Sarà quindi la volontà popolare a decidere se l’Italia dovrà cambiare la fisionomia della propria magistratura.

Cosa cambia: due carriere, due Consigli, una nuova Corte

Il cuore della riforma è la separazione netta tra chi giudica e chi accusa. Finora, tutti i magistrati accedevano alla carriera tramite un unico concorso e potevano, entro i primi dieci anni, passare dal ruolo requirente (pubblico ministero) a quello giudicante, o viceversa.
Con la riforma, invece, i percorsi diventano paralleli e non comunicanti: chi entra come giudice non potrà più diventare pubblico ministero, e viceversa.

Nascono due Consigli superiori della magistratura distinti – uno per i giudici e uno per i pm – entrambi presieduti dal Capo dello Stato. I membri togati non saranno più eletti, ma sorteggiati tra magistrati con almeno vent’anni di servizio, nel tentativo di ridurre il peso delle correnti e delle logiche associative che, dopo il caso Palamara, hanno incrinato la credibilità del sistema.

A completare il quadro, viene istituita un’Alta Corte disciplinare composta da 15 membri, incaricata di giudicare i magistrati per gli illeciti professionali. Un organo separato dal Csm, destinato – nelle intenzioni del Governo – a rendere più imparziale il sistema disciplinare, ma che per i critici rischia di creare una struttura chiusa e difficilmente controllabile.

Confronto europeo: dove sta andando l’Italia

La separazione delle carriere è realtà in diversi ordinamenti europei, ma con bilanciamenti istituzionali diversi.
In Francia, ad esempio, la magistratura è articolata in due corpi distinti ma entrambi sotto l’egida del Consiglio Superiore della Magistratura, dove siedono anche rappresentanti laici e membri nominati dal presidente della Repubblica, ma in un contesto di forte tutela statutaria.
In Spagna, il Consejo General del Poder Judicial – organo unico – governa l’intera magistratura, e la separazione funzionale non implica un diverso reclutamento. In Germania, infine, i procuratori appartengono formalmente all’esecutivo, ma in un sistema fortemente garantito dalla cultura giuridica e dal controllo parlamentare.

L’Italia, dunque, sceglie un modello ibrido: separazione delle carriere in senso stretto, ma senza una vera ridefinizione dei contrappesi politici.

Verso il referendum: una prova per la democrazia costituzionale

Il referendum che si terrà tra marzo e aprile del 2026 non sarà solo un giudizio su una riforma tecnica, ma una prova di maturità costituzionale.
Da un lato, la richiesta – legittima – di una giustizia più efficiente e trasparente, meno condizionata da logiche corporative. Dall’altro, il rischio di indebolire l’indipendenza di un potere che la Costituzione aveva voluto autonomo, proprio per garantire ai cittadini la tutela dei propri diritti di fronte allo Stato.
Sarà ora compito dei cittadini decidere se questa riforma rappresenta un passo avanti verso una giustizia più equilibrata o un pericoloso arretramento nell’autonomia delle toghe.


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