Grazie al finanziamento per il restauro di due donatori trevigiani
Al presenza di S. E. il Vescovo Mons. Michele Tomasi, che proprio il giorno precedente aveva festeggiato i suoi sette anni in carica, ieri nelle Cattedrale di Treviso alle ore 18 vi è stata la presentazione del restauro della pala dell’Assunzione della Vergine di Domenico Capriolo.
Il restauro del dipinto è stato finanziato dai coniugi Daniela Chinaglia e Giorgio De Conti in ricordo dei propri genitori, il prof. Vincenzo Chinaglia, primario di oculistica al Ca’Foncello di Treviso ed Ernesto De Conti, che per molti anni è stato preside del Liceo Canova a Treviso.
Era presente tutto il parterre della cultura trevigiana e della curia, tra cui naturalmente “il padrone di casa” mons. Mario Salviato a questo evento eccezionale, che è stato allietato anche da degli intermezzi musicali dei violinisti Teresa Storer e Federico Lorenzon.

La presentazione della pala dell’Assunzione della Vergine (1520) di Domenico Capriolo è stata introdotta da Don Paolo Barbisan, che ha spiegato come quest’opera sia giunta nella nostra cattedrale, chi siano stati i committenti e quale l’autore, ossia Domenico Capriolo. Era il 23 luglio del 1520, quando la prebenda dei Baldacchini aveva portato quest’opera nel Duomo, ma fin dall’epoca si erano perse le informazioni riguardo a chi ne fosse l’autore.
Ma Don Lorenzo Crigo ritroverà il contratto di acquisto dell’opera, da cui si evince chi è l’autore: Domenico Capriolo. Nato nel 1494, probabilmente in area lombarda, dopo un periodo di permanenza a Venezia, si trasferisce stabilmente a Treviso dal 1517, convolando a nozze con Camilla, figlia del pittore Pier Maria Pennacchi.
Qui la sua attività artistica è limitata ad appena un decennio, interrotta tragicamente dalla morte prematura dell’artista, assassinato il 3 ottobre 1528 con un colpo di archibugio dal secondo marito della suocera, per dissidi legati alla dote della moglie Camilla.
La formazione artistica del Capriolo risente della tradizione veneziana derivata da Giovanni Bellini, con qualche sentore di giorgionismo, tuttavia l’influsso più evidente nella sua produzione spetta a Palma il Vecchio, mentre a Treviso riceve inizialmente qualche suggestione dalle opere del suocero Pier Maria Pennacchi.


Ma l’aspetto più interessante della presentazione di Don Paolo Barbisan è stato il confronto tra due dipinti: l’Assunta dei Frari di Venezia e quella di Treviso. Non c’è dubbio che il Capriolo tragga ispirazione dal celeberrimo dipinto di Tiziano della Chiesa dei Frari, ma per l’iconografia della Madonna a mani giunte, prende a modello un’incisione di Domenico Campagnola del 1517, non mancando comunque di cogliere lo spunto di modernità espresso dal Pordenone negli affreschi della cappella Malchiostro, inserendolo in un suo carattere stilistico del tutto personale per arrivare ad un esito di “rustica monumentalità”.
Quella del Capriolo è quindi un’opera che si distingue per un’affettuosa rappresentazione dei sentimenti, che racconta questo mistero più con il cuore che con la mente. Questo lo raccontano gli angeli che a grappolo sostengono la nuvolaglia e gli apostoli che pur essendo in posizioni simili a quelle dei Frari, sono personalizzati nei gesti e negli sguardi, come quello di san Tomaso che ancora una volta incredulo riguardo a ciò che sta accadendo, viene soccorso dalla Madonna che gli lancia la sua cintura. Gli apostoli sono dunque rappresentati come persone semplici e devote, per far rispecchiare i credenti di ieri e di oggi in loro.
L’opera ora per essere ancor più valorizzata e è stata collocata nella cappella dedicata alla Vergine all’interno del Duomo di Treviso, mentre prima era nel vestibolo della cappella Malchiostro e da lì era stata già rimossa nel 2019 per le pessime condizioni in attesa di un altro restauro. Infatti già negli anni ‘80 e ‘90 erano già stati fatti degli interventi conservativi.


L’ultimo importante restauro conservativo è stato curato dal dott. Roberto Saccuman e Marta Schiavinato, che hanno presentato le fasi dell’operazione di recupero dell’opera ai presenti alla cerimonia. Ma la parte più emozionante, oltre alla benedizione del Vescovo dell’opera, che ha ricordato che tutto questo è nato in un contesto di fede, dall’aspetto restaurativo a quello devozionale, è stato il discorso fatto dai finanziatori del restauro, Daniela Chinaglia e suo marito Giorgio De Conti.
Dopo aver ringraziato il Vescovo, il parroco del Duomo, i violinisti e naturalmente Don Paolo,
hanno raccontato come sono arrivati a fare questa scelta. Essendo stati educati alla bellezza dell’arte, della letteratura e della cultura dalle loro famiglie, avendo saputo da un’amica che era in corso il restauro dell’Assunta, hanno sentito il desiderio di fare qualcosa per ricordare i loro padri, personalità importanti della vita trevigiana. attraverso qualcosa di concreto.
Si sono così rivolti a Don Paolo, come Direttore dell’Ufficio dei Beni culturali della Diocesi di Treviso per finanziare il restauro di questa pala, che lo attendeva da tempo. Hanno avuto così di seguire passo passo le sue fasi e per questo hanno ringraziato i restauratori per questo.
Hanno poi aggiunto che questa è la loro parrocchia e che qui si sono sposati quarant’anni fa.

Quindi questo per loro questo era un luogo significativo dove lasciare un segno per loro ed i loro genitori. Come ha detto il marito, Giorgio de Conti, il loro desiderio è stato quello di lasciare un sego che dal passato di responsabilità civile dei loro padri verso la comunità arrivasse ad un futuro di un bene comune.
E Don Paolo Barbisan, che ha sempre a cuore questa tematica, ha sottolineato come lo spirito di comunità che può conservare e valorizzare il nostro patrimonio artistico di cui siamo custodi materiali e spirituali.
Sì è conclusa così una cerimonia densa di emozioni e di valori, che ha visto il ritorno di un bene culturale della nostra Diocesi importante per il valore devozionale ma anche per quello artistico, se pensiamo che l’autoritratto di questo pittore si trova all’Ermitage di Leningrado, uno dei musei più importanti al mondo.
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