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Il ritorno del Marzenego

Il fiume di Mestre è stato tombato, e poi stombato, nel corso di 60 anni di storia della Città saccheggiata

Nella toponomastica di Mestre, ci sono nomi di luoghi che portavano il peso di una grave ingiustizia fatta alla Città. Al primo posto c’è Parco Ponci, oggi un grande parcheggio e un tempo meraviglioso parco di villa Ponci.

In una sola notte, venne distrutto tutto, parco e villa, da una squadra di boscaioli per far posto a condomini, negozi, uffici e abitazioni. Del resto, dopo la guerra, si contavano 20.000 abitanti a Mestre ma un decennio dopo erano più di 210.000.

Riviera XX Settembre

Al secondo posto, a pari merito ci sono due emblematici nomi: Riviera XX settembre e Ponte della Campana.

Nei primi anni 50/60 ci fu il progressivo “tombamento” del fiume Marzenego, e conseguentemente, della Riviera e del Ponte della Campana, restarono solo i nomi.

Per quasi sessant’anni, una lunga gettata di cemento ha attraversato la città, da Piazza Barche (in realtà Piazza XXVII Ottobre) a via Circonvallazione, sotto la quale scorreva il fiume Marzenego.

Il ritorno del Marzenego

A partire dal 2014 è stato riaperto, in centro città, un tratto del Marzenego, tombato a partire dagli anni ’50. Finalmente, dopo oltre mezzo secolo di colpevole silenzio e devastazione della Città, l’attenzione è stata posta al corso del fiume, e non solo, ma a tutto il suo bacino idrografico, sviluppando una conoscenza e una riqualificazione della Città e del suo corso d’acqua.

Il Marzenego

Nei documenti più antichi il Marzenego è citato anche come Mestre o Flumen de Mestre, a testimoniare il suo stretto legame con la Città.

Il nome probabilmente deriva dalla fusione delle parole latine mare e cenum (caenum) che significano rispettivamente mare e fango e hanno dato origine a Marcenum.

Sembra che il fiume nasca come “Musonello”a Resana, Treviso, e poi assuma il nome di Marzenego e aumenti la propria portata grazie alle acque di risorgiva che nascono nei dintorni.

Secondo alcuni il Musonello è invece un affluente del Marzenego, il quale è piuttosto il prosieguo del Coriolo Fratta, che si origina da risorgive situate poco più a monte.

Lungo il suo percorso bagna i comuni di Loreggia, Piombino Dese, Trebaseleghe, Massanzago, Noale, Salzano e Martellago, pertanto le province di Padova e Venezia.

Il fiume entra quindi nel territorio di Venezia, attraversando Trivignano, dove riceve le acque di Rio Storto.

Infine entra a Mestre, dove riceve le acque del Rio Cimetto, biforcandosi a circondare la città antica, con due bracci detti ramo Beccherie (o di San Lorenzo, a nord) e il ramo Campana, da cui il ‘famoso’ ponte, o delle Muneghe, a sud, in gran parte tombinato e poi stombato.

Entrambi si riuniscono poco dopo confluendo nel canale artificiale Osellino che ne convoglia le acque nella laguna all’altezza di Tessera.

La storia

Nel 1502 la Serenissima, molto attenta a “governare” le acque confluenti nella laguna, realizzò un canale artificiale, Fossanuova, oggi Osellino, per allontanarne le acque da Venezia, potenzialmente insalubri. Nella stessa epoca istituì il Consorzio Idraulico Dese per la manutenzione della gronda dei fiumi Marzenego, Dese e Zero. A seguito di ciò, in sostituzione del porto di Cavergnago, fu scavato l’attuale Canal Salso per collegare Venezia a Mestre.

Si ipotizza che, ancora più anticamente, il Marzenego occupasse il letto dell’attuale canale di Cannaregio sfociando nell’ultimo tratto nel fiume Brenta (corrispondente al Canal Grande).

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