Domenica scorsa si è concluso un capitolo fondamentale per la scena gastronomica etnica della capitale con la chiusura del ristorante Sahara, lo storico punto di riferimento dedicato alla cucina dell’Eritrea e dell’Etiopia
ROMA. Roma non perde un ristorante, ma si prepara a veder rinascere un’istituzione. Non si è trattato infatti di una chiusura definitiva dettata dalla mancanza di successo, anzi: il locale ha chiuso le sue porte all’apice della popolarità, per finita locazione senza possibilità di trovare un accordo con la proprietà dell’immobile.
La gestione ha deciso così di sospendere l’attività per trasferire intatto tutto il suo prestigio in una nuova location. Il cuore pulsante di questa esperienza rimane la tavola, dove l’eccellenza si esprime attraverso piatti iconici che hanno educato il palato dei romani.
Per anni, varcare la soglia di quel ristorante ha sempre significato immergersi in un’atmosfera unica. Un ristorante, un ambiente confortevole e rilassante, dove ci si sentiva subito “a casa”. Lo è stato per i tanti che la vita ha portato a vivere per anni in quella parte di mondo e che qui ritrovavano i profumi e il calore delle proprie radici; e lo è stato per tutti gli altri, accolti in un abbraccio culturale dove l’arredo in stile tradizionale è il racconto di un’identità profonda. La professionalità e la gentilezza del personale hanno fatto il resto, trasformando ogni cena in un rito di ospitalità autentica. I frequentatori più affezionati sentono già la mancanza dell’Injera, la soffice e fragrante focaccia fermentata realizzata con il Teff, (il cereale endemico dell’Etiopia, dell’Eritrea e della penisola arabica), dello Zil Zil, la carne sapientemente rosolata e servita scenograficamente sul tradizionale fornelletto a carbone per mantenerne intatto l’aroma, e del classico Zighinì, lo stufato speziato che è l’anima stessa di questa tradizione. Non si può dimenticare lo Scirò, la vellutata di ceci ricca di sfumature, o il celebre Kitfo, la carne cruda macinata finissima e condita con spezie. Per non parlare dello squisito Kategna, l’Injera calda arrotolata al cui interno una salsa condita con il tradizionale burro locale insaporito da spezie ed erbe. Il tutto accompagnato da una ricercata selezione di vini sudafricani e birre locali. Per chi volesse approfondire il menù è ancora possibile consultare la panoramica delle pietanze su ristorante-sahara.com.
Questa chiusura temporanea è solo una parentesi necessaria per trovare una nuova location che sia all’altezza di tale eredità. I titolari sono già al lavoro per individuare uno spazio dove la passione e la maestria del personale possano tornare a esprimersi al meglio. Roma resta in attesa, con la certezza che il nuovo inizio sarà ancora più luminoso, portando con sé quel bagaglio di preziosa esperienza, sapori e sorrisi che hanno reso questo ristorante un pezzo di storia della città.
Salutiamo con un pizzico di nostalgia il “Sahara” ma brindiamo al futuro con Fabio Ghennet e tutto lo staff che si preparano a scrivere una nuova pagina della loro storia. Che la prossima apertura sia l’inizio di un percorso ricco di soddisfazioni e nuovi traguardi. In bocca al lupo di cuore!”
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