Riavvolgere il nastro, tornare indietro, nel tentativo di voler cambiare
“E tutto il necessario“, Vasco Rossi in un dei suoi pezzi più riusciti, siamo al tramonto degli anni 90, reclamava cantando, quasi a volerci incitare piacevolmente, sinceramente. Un vero e proprio manifesto di un desiderio che appartiene a due persone. Lo stesso Vasco in un’intervista dichiarerà che il successo clamoroso di rewind è stato decretato dal suo pubblico, nella versione live. Ed è diventato il pezzo che tutti i fans attendono per emozionarsi e cantare a gran voce, oltre a far volare i reggiseni.
Rewind appunto, la metafora dell’indietro tutta, un viaggio che ha nel suo spartito il concetto di dover tornare indietro, ripercorrendo le fasi della vita attimo dopo attimo, frame dopo frame.
E forse il motivo di avere in dote queste suggestioni non è altro che un artificio mentale che ci porta a scandagliare il passato per poter educare il futuro, celebrando un presente fatto di consapevolezza, ma anche di certezze, tra memorabilia e altro.
Riavvolgendo il nastro di una cassetta, di un registratore e perché no, di un videoregistratore, dispositivi oggi quasi in disuso ma che detengono ancora il fascino della ricerca virtuosa, che ricerca tutto ciò che è accaduto in precedenza lasciando una traccia.
Metafora che ancora oggi trasferisce significati e implicite analogie.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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