In una giornata densa di contatti, il Presidente del Consiglio ha intrecciato una fitta rete di colloqui ad altissimo livello: da Papa Leone a Zelensky, da Macron a von der Leyen, passando per i leader di Regno Unito, Finlandia e Germania. Una diplomazia che non si limita alla forma, ma che ambisce – concretamente – a incidere nella sostanza. Al centro, un obiettivo condiviso: preparare il terreno a un nuovo round negoziale per un cessate il fuoco in Ucraina.
ROMA. Non siamo di fronte a una semplice sfilata di telefonate. Dietro questa giornata c’è una strategia: rafforzare il coordinamento tra partner europei e internazionali per restituire centralità alla politica, in un conflitto che troppo spesso sembra dominato solo dalla logica militare.
Che l’Italia scelga di muoversi così, mettendo insieme i vertici dell’Unione, le cancellerie più influenti e la voce morale del Pontefice, non è un gesto da poco. Significa rivendicare un ruolo attivo, autorevole e – soprattutto – costruttivo. In un’Europa spesso frastagliata nei suoi interessi, portare sintesi e tenere aperto il dialogo è un esercizio di leadership silenziosa ma decisiva.
Il cessate il fuoco non è un’illusione. È una prospettiva difficile, certo, ma percorribile solo se si tengono accesi tutti i canali, anche quando sembrano sterili. È questo il senso della diplomazia che abbiamo visto in azione ieri: paziente, coerente, determinata. Un lavoro che non fa notizia come un fronte che avanza, ma che può cambiarla davvero, la notizia.
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