Nella Scala del calcio, ovvero lo stadio di San Siro, poi divenuto Meazza, i settori erano sostanzialmente quattro, popolari, distinti, tribuna e il parterre, quest’ultimo era tutto e il contrario di tutto, meno che un comodo posto a sedere, una sorta di piazza rettangolare dove si girava cercando la visuale migliore.
O forse i settori erano tre, in quanto il parterre era l’emanazione diretta dei distinti, il biglietto era quello ma stavi praticamente in campo, con quella posizione che non ti permetteva di vedere quasi nulla ma sentivi il fiato dei calciatori, ne percepivi l’humus il sudore, e diciamolo, era una gran cosa. Una pièce teatrale alla quale partecipavi. Senza portare il cuscinetto, fondamentale sugli spalti.
Da dietro le porte o in zona centrale, ma mai dietro le panchine, quella era la zona degli “storici terribili“, figli della vittoriosa Inter del mago Helenio, che invece negli anni 70 e 80 stentava a decollare, o quantomeno a non raccoglierne appieno i fasti, questa platea, composta da una ventina di persone, capeggiate da un personaggio con un fazzoletto bianco al collo, aveva uno scopo, far sentire il dissenso al mister di turno e proprio per questo erano stipati in piedi, abbarbicati su dei seggiolini, intenti a “suggerire“ cambi e a commentare dribbling e triangoli, tattiche e identità tecniche.
La magia del parterre era dunque quella di illudersi di essere in campo, di farsi sentire dai calciatori e alle volte di vedersi recapitare un pallone, frutto di giocate liberatorie. E l’anarchia dello spazio senza ordine di posti la faceva da padrone, liberi di muoversi dietro l’istinto predatorio di chi vuole annusare e sentire più che vedere, figli dell’attrazione della giocata non solo vista in diretta, ma quasi a dettarne l’assist, il corridoio, rivendicando un protagonismo dettato dal tifo. Illusoria caducità.
E anche alzare lo sguardo verso gli spalti gremiti era emozionante, quasi a smarcarsi dallo spettatore comune, in quanto all’altezza del terreno di gioco, dove le cose si comprendono meglio e prima, basta uno sguardo e un pizzico di attenzione.
L’ improvviso volto di un idolo che incrociava il tuo, frutto in fondo di una labilità destinata a perire, conferiva una sorta di esaltazione che appagava più di un gol, quasi un attimo solenne e irripetibile.
Con il sottofondo degli altoparlanti che con lo storico speaker diffondevano spot dei famosi estintori Meteor o della Pellicceria Annabella, e la piramide Termozeta al centro del campo.
Attimi fugaci, di breve felicità, con il football visto dal parterre vicinissimo e austero, romantico e poetico, insostituibile nella sua beffarda regola mai scritta, del vivere ancor prima di vedere.
Photo credit by Panorama
Instacult di Mauro Lama
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