Italian flag
#instacultBlogSlide-main

Il parterre della Scala del calcio

2 minuti di lettura

Nella Scala del calcio, ovvero lo stadio di San Siro, poi divenuto Meazza, i settori erano sostanzialmente quattro, popolari, distinti, tribuna e il parterre, quest’ultimo era tutto e il contrario di tutto, meno che un comodo posto a sedere, una sorta di piazza rettangolare dove si girava cercando la visuale migliore.

O forse i settori erano tre, in quanto il parterre era l’emanazione diretta dei distinti, il biglietto era quello ma stavi praticamente in campo, con quella posizione che non ti permetteva di vedere quasi nulla ma sentivi il fiato dei calciatori, ne percepivi l’humus il sudore, e diciamolo, era una gran cosa. Una pièce teatrale alla quale partecipavi. Senza portare il cuscinetto, fondamentale sugli spalti.

Da dietro le porte o in zona centrale, ma mai dietro le panchine, quella era la zona degli “storici terribili“, figli della vittoriosa Inter del mago Helenio, che invece negli anni 70 e 80 stentava a decollare, o quantomeno a non raccoglierne appieno i fasti, questa platea, composta da una ventina di persone, capeggiate da un personaggio con un fazzoletto bianco al collo, aveva uno scopo, far sentire il dissenso al mister di turno e proprio per questo erano stipati in piedi, abbarbicati su dei seggiolini, intenti a “suggerire“ cambi e a commentare dribbling e triangoli, tattiche e identità tecniche.

La magia del parterre era dunque quella di illudersi di essere in campo, di farsi sentire dai calciatori e alle volte di vedersi recapitare un pallone, frutto di giocate liberatorie. E l’anarchia dello spazio senza ordine di posti la faceva da padrone, liberi di muoversi dietro l’istinto predatorio di chi vuole annusare e sentire più che vedere, figli dell’attrazione della giocata non solo vista in diretta, ma quasi a dettarne l’assist, il corridoio, rivendicando un protagonismo dettato dal tifo. Illusoria caducità.

E anche alzare lo sguardo verso gli spalti gremiti era emozionante, quasi a smarcarsi dallo spettatore comune, in quanto all’altezza del terreno di gioco, dove le cose si comprendono meglio e prima, basta uno sguardo e un pizzico di attenzione.

L’ improvviso volto di un idolo che incrociava il tuo, frutto in fondo di una labilità destinata a perire, conferiva una sorta di esaltazione che appagava più di un gol, quasi un attimo solenne e irripetibile.

Con il sottofondo degli altoparlanti che con lo storico speaker diffondevano spot dei famosi estintori Meteor o della Pellicceria Annabella, e la piramide Termozeta al centro del campo.

Attimi fugaci, di breve felicità, con il football visto dal parterre vicinissimo e austero, romantico e poetico, insostituibile nella sua beffarda regola mai scritta, del vivere ancor prima di vedere.

Photo credit by Panorama

Instacult di Mauro Lama

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

1065 articoli

AUTORE
Giornalista pubblicista, cura personalmente rubriche di arte e cinema.
Articoli

    ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

    Ricevi gli ultimi articoli de Il Nuovo Terraglio via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

    Newletter Il Nuovo Terraglio

    Articoli correlati
    ItaliaPsicologia e DintorniSlide-main

    Il diavolo probabilmente

    2 minuti di lettura
    È il titolo di un film di Robert Bresson del 1977. Segue le vicende di un gruppo di giovani al tempo delle…
    AttualitàIstruzioneMarca TrevigianaSlide-mainVeneto

    Lo zaino sospeso

    2 minuti di lettura
    IL LIONS CLUB VEDELAGO PALLADIUM dona materiale scolastico alle famiglie in difficoltà. La consegna in Comune alla presenza del Sindaco Romano e…
    AmbienteAttualitàCostume&SocietàEconomia&LavoroItaliaSlide-main

    Il giorno più lungo dell'anno

    1 minuti di lettura
    Torna l’ora solare domani, domenica 25 ottobre. Bisogna portare indietro le lancette dell’orologio di un’ora Sarà il giorno più lungo dell’anno, 24…