In un contesto in cui il dibattito pubblico si concentra intensamente sulla tutela delle vittime di reato, emerge una profonda contraddizione nel panorama giudiziario italiano, esprime il giudice Felice Casson.
TREVISO. L’idea di garantire un’appropriata tutela costituzionale alle vittime di reato dovrebbe essere un presupposto indiscusso, tuttavia, la realtà all’interno dei processi penali, e non solo, ci presenta un quadro ben diverso. Le vittime di reato, spesso mal sopportate persino dai giudici, si ritrovano in una posizione di svantaggio, privandole di diritti e facoltà paragonabili a quelli di accusati, incolpati, indagati o imputati. Un’assenza di equità che sottolinea una lacuna nel concetto stesso di giusto processo. Da qui la necessita di introdurre l’inserimento della loro tutela all’interno della Costituzione italiana.
In questo scenario, le vittime di reato possono contare sul sostegno di diverse associazioni, tra le quali spicca l’Associazione 9 Ottobre, dedicata alle vittime del Vajont. Tuttavia, la necessità di una tutela adeguata delle vittime in costituzione si estende a una molteplicità di contesti, coinvolgendo le vittime di tragedie come incidenti sul lavoro, esposizione all’amianto, catastrofi come quella della scuola di Casalecchio di Reno o incidenti marittimi come la Moby Prince o il tragico treno di Viareggio.
Non solo tragedie collettive, ma anche reati più “singoli” come lo stalking o i casi di femminicidio, quelli che riguardano bambini, anziani coinvolgono vittime che richiedono una tutela costituzionale e giuridica adeguata. È imprescindibile riconoscere i diritti e le facoltà di tutte queste vittime nel contesto del processo penale.
Giudice, senatore e anche scrittore. Qual è il suo ultimo libro?
Nella sua veste di scrittore, Casson ha affrontato un episodio emblematico della storia italiana nel suo ultimo libro, concentrandosi sull’omicidio giudice Vittorio Occorsio nel 1976. Questo singolare evento si pone al crocevia tra la strage di Piazza Fontana 1969 e quella di Bologna del 2 agosto 1980, e racconta una serie di intrecci e di contatti criminali tra il mondo neofascista, il mondo dei servizi segreti italiani e stranieri, compreso la CIA, una certa massoneria nera e la grande criminalità organizzata. Il responsabile, individuato e accertato è un killer, Pierluigi Concutelli, certamente un fascista, a cui facevano capo tutti questi intrecci criminali. L’opera non solo racconta un episodio singolo ma getta luce sul contesto in cui si è verificato, offrendo una visione affascinante della storia d’Italia.
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