“Sappiamo bene che anche oggi la fraternità non appare scontata, non è immediata. Molti conflitti, tante guerre sparse nel mondo, tensioni sociali e sentimenti di odio sembrerebbero anzi dimostrare il contrario. Tuttavia, la fraternità non è un bel sogno impossibile, non è un desiderio di pochi illusi. Ma per superare le ombre che la minacciano, bisogna andare alle fonti, e soprattutto attingere luce e forza dal Colui che solo ci libera dal veleno dell’inimicizia”.
Così Papa Leone durante l’Udienza generale che si è svolta in Piazza San Pietro nella mattinata di mercoledì 12 novembre. La riflessione del Santo Padre fa parte del ciclo di catechesi che si svolge lungo l’intero Anno Giubilare, “Gesù Cristo nostra speranza”. La meditazione è stata centrata in particolare sul tema della Risurrezione di Cristo e le sfide del mondo attuale. Cuore della catechesi è stato “la spiritualità pasquale anima la fraternità” dettato dal passo del Vangelo di Giovanni “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (cfr Gv 15,12). Si legge nel Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede.
“Credere nella morte e risurrezione di Cristo e vivere la spiritualità pasquale infonde speranza nella vita e incoraggia a investire nel bene”, ha sottolineato il Papa. “In particolare, ci aiuta ad amare e alimentare la fraternità, che è senza dubbio una delle grandi sfide per l’umanità contemporanea, come ha visto chiaramente Papa Francesco”. Speranza nella vita ed investire nel bene: due concetti fondamentali sui quali costruire la fraternità.
La fraternità “nasce da un dato profondamente umano”, spiega il Papa. “Siamo capaci di relazione e, se lo vogliamo, sappiamo costruire legami autentici tra di noi. Senza relazioni, che ci sostengono e che ci arricchiscono sin dall’inizio della nostra vita, non potremmo sopravvivere, crescere, imparare. Esse sono molteplici, diverse per modalità e profondità”.
Una certezza che accompagna il nostro cammino è che “la nostra umanità si compie al meglio quando siamo e viviamo insieme, quando riusciamo a sperimentare legami autentici, non formali, con le persone che abbiamo accanto. Se siamo ripiegati su noi stessi, rischiamo di ammalarci di solitudine, e anche di un narcisismo che si preoccupa degli altri solo per interesse. L’altro si riduce allora a qualcuno da cui prendere, senza che siamo mai disposti davvero a dare, a donarci”.
L’essere promotori attivi di fraternità significa imparare a donarci all’altro con gioia senza rinchiuderci in noi stessi. Abbandoniamo l’egoismo per accogliere il bene. “I fratelli e le sorelle si sostengono a vicenda nelle prove, non voltano le spalle a chi è nel bisogno: piangono e gioiscono insieme nella prospettiva operosa dell’unità, della fiducia, dell’affidamento reciproco”.
Infatti, spiega Leone XIV “la parola fratello deriva da una radice molto antica, che significa prendersi cura, avere a cuore, sostenere e sostentare”. Ciò dimostra “la necessità, oggi più che mai urgente, di rimeditare il saluto con cui San Francesco d’Assisi si rivolgeva a tutte e a tutti, indipendentemente da provenienze geografiche e culturali, religiose o dottrinali: omnes fratres era il modo inclusivo con cui San Francesco poneva sullo stesso piano tutti gli esseri umani, proprio perché li riconosceva nel comune destino di dignità, di dialogo, di accoglienza e di salvezza. Papa Francesco ha riproposto questo approccio del Poverello di Assisi, valorizzandone l’attualità dopo 800 anni, nell’Enciclica Fratelli tutti”.
Salutando i pellegrini polacchi presenti in piazza San Pietro ha ricordato la fine della “inutile strage” della Prima Guerra Mondiale “dopo la quale per molti popoli, compreso il vostro, è giunta l’alba dell’indipendenza. Siamo grati a Dio per il dono della pace, della quale – come affermava Sant’Agostino – «nessuna cosa è assolutamente migliore». Custodiamola con il cuore radicato nel Vangelo, nello spirito di fraternità e di amore per la Patria”.
La dinamica per costruire la pace è quella che Gesù stesso ci consegna: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” (cfr Gv 15,12). Il Risorto ci ha indicato la via da percorrere insieme a Lui, per sentirci e per essere “fratelli tutti”.
Foto di Alefolsom da Pixabay
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