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Il nonno più felice del mondo

6 minuti di lettura

Parlare con Flavio Michieletto equivale a riavvolgere il nastro delle nostre reciproche vite quando la sottoscritta era “giovane” e lui “diversamente giovane”, come ci siamo detti pochi minuti fa ridendo.

C’era un tempo in cui, questi due malati cronici di pallavolo, si alzavano alle sei della mattina per accompagnare i ragazzi del San Giorgio Chirignago alle finali U18 a Milano. E stare in macchina con lui è un’esperienza che ogni essere umano dovrebbe provare almeno una volta nella vita.

Flavio Michieletto, da sempre, è gioia pura. È risate e fermezza, è educazione e abnegazione, è disponibilità totale alle passioni dei figli, è dedizione “alla causa”, l’unica causa che ha sempre unito le famiglie Michieletto Colombera: la pallavolo.

Non serve sentirsi tutti i giorni per dirsi che ci si vuole bene. Si sa. È quel filo sottile che ha annodato le nostre vite moltissimi anni fa e che riporta a galla ricordi impagabili di persone e fatti che il cuore ha immortalato e che nessuna foto potrebbe mai riprodurre fedelmente.

A partire da Francesco Scandolin passando per Alfio Ribon, Luciano Scaggiante, Gianfranco Formentin, Raffaele Poli e se li scrivo tutti non finirete mai di leggere. Ma so che sapete.

E poi il trittico: i due “testoni” – Michieletto senior rules – Federico e Riccardo con la splendida Giovanna. Last but not least la Bruna: perché ci vuole una mamma e una moglie con gli attributi e un cuore grande come una casa per reggere cotanta grandezza ed esuberanza.

Ieri sera, a fine partita, ho chiamato Flavio: “Hai già preso il cordiale?!”. Risposta: “Tasiiii…. So nda in strada co ea tromba!”. E, immancabile, scattava la risata e il suo “Te si forte” che ormai riecheggia nelle mie orecchie da decenni.

L’Italvolley è campione del mondo 2022 e, in campo, c’è la terza generazione dei Michieletto, Alessandro. 2 metri e 11 centimetri di genio puro e umiltà, il “naso” sopraffino dei talenti che scrivono sorridendo la storia anche se, come dice zio Fede riportandoci alla realtà, “non esistono fenomeni, esiste la SQUADRA”.

Michieletto rules, appunto. Papà Ricky oggi lo lasciamo tranquillo, ma solo per oggi.

Non era cominciata proprio bene, diciamocelo. Perso il primo set contro 13mila e passa persone negli spalti e sei indemoniati in campo avversario. Pensavano – loro – fosse il primo step verso la vittoria.

Ma, come recita una canzone, oggi la Storia siamo noi. Gli Azzurri. Contro tutto e contro tutti. Contro anche un atteggiamento che in decenni di frequentazione dei palazzetti mai avevo visto e sentito: i fischi, la cattiveria che non è quella “buona” agonistica bensì quella provocatoria che punta a intimidire e destabilizzare l’avversario. A partire da Nikola Grbić e il suo gesto totalmente antisportivo nei confronti di un Simone Giannelli modalità elastic man.

Allora lì, davanti a tutto ciò, chi mastica non solo questo sport ma anche e soprattutto il linguaggio del corpo ha capito immediatamente che si poteva attribuire un nome solo a quest’atteggiamento, che non era spavalderia e sicurezza. Era paura.

E come si combattono la paura, la cattiveria e la provocazione? Con il sorriso. E vedere un’Italia sorridente in quella bolgia ha dato la certezza a tutti noi a casa che non ci stavamo giocando l’argento. Giocavamo per l’oro. Poi, che andasse come doveva andare.

È andata. Campioni del mondo in un’arena muta. Come scrive Pallavolisti Brutti, “Lo Spodek Arena di Katowice ha raggiunto, precisamente alle 23.05, il record come luogo più silenzioso della Terra”.

Una cosa è certa: è stata Pallavolo con la P maiuscola. Giocate incredibili, scambi lunghissimi, recuperi assurdi, colpi di fortuna (vedi Russo) che hanno regalato una lectio magistralis dello sport per noi più bello al mondo.

È stata la sera in cui “Eh, Ale è sottotono, ha problemi alla schiena…” e Ale che, zitto zitto, quand’è servito, ha messo a tacere tutti. Trovatelo uno di 2 metri e 11 che si distende a difendere una palla e schizza in piedi per andare sotto rete. 20 anni e tutti i fondamentali nel DNA.

Siamo andati lunghi ma per raccontare il dopo, era necessario.

“Cristina, dime tutto”.

No, dime ti. Il nonno del Campione Europeo e Campione del Mondo. Intanto, le coronarie come stanno?

“E ze ndae” e ride. “Ea pression ze ndada… no dai”.

Raccontami di tuo nipote Alessandro Michieletto.

“È un bravo ragazzo, effettivamente. Ale però è diverso dagli altri, come Romanò opposto e Lavia, che sono davvero bravi in attacco. Ale, in attacco qualche volta… ma tira di quelle bordate di battute da fine del mondo… e poi, ciò, riceve tutto, tira su (raccoglie ndr) tutto! E un tosato che è 2 metri e 11 a inginocchiarsi per terra, a distendersi… e le prende dappertutto. Infatti, i commentatori più seri lo ammettono: è indispensabile, non è da cambiare assolutamente”.

Ale è completo, dai, ormai lo hanno visto tutti. Ha vent’anni e un “occhio” e una testa che hanno dell’incredibile.

“Esatto. Ieri mi hanno invitato e sono andato dai Celestini per il torneo dedicato a Semenzato e c’erano tutti i vecchi. E anche Alfio Ribon mi ha detto ‘effettivamente è un campione’. E in attacco… ok, ma se ricevi, difendi, ti distendi per terra e poi ti alzi e devi andare anche a schiacciare… ze na roba un fiantin…”.

Era dappertutto. Ma, ascolta, tu ti rendi conto di aver creato la tua personale generazione di fenomeni? Tre figli pallavolisti e adesso i nipoti.

Da sinistra: Riccardo, Alessandro, Flavio e Federico Michieletto

“Noooo (ride). Ho consumato tre macchine con Riccardo. Prima è andato a Parma, poi a Cremona, poi a Trento dov’è nata Francesca. Anche Francesca è brava, eh. Ho passato lo scorso week end a vederla nel beach volley. Favolosa! È veramente forte. Ma l’insegnamento parte dal papà, da Riccardo. Ha sempre lavorato, serio, quindi i suoi figli hanno assorbito moltissimo da lui. Del DNA del nonno… per l’amor del cielo, ho giocato anch’io a pallavolo, a quei tempi c’era il CSI, il dopolavoro della SAVA, dimmi tu. Mamma mia… con Leone presidente e allenatore. Ti parlo del 1958/59 e siamo andati a fare anche il torneo regionale a Bergamo ma abbiamo perso subito due partite e siamo tornati a casa in treno, come si usava. Come genitore, avevo i due testoni come li chiamo io affettuosamente, eh. Federico e Riccardo: quando alla sera tornavo a casa e chiedevo ‘dove zei i tosati?’ e la Bruna mi rispondeva ‘i ze già in leto’ dicevo ‘Per la miseria! Grazie San Giorgio!’.  Perché me li hanno tolti da tutti i pensieri di andare in discoteca, in giro… Loro si sono dedicati completamente alla pallavolo. Merito anche del professor Gigio, te lo ricordi? Perché Riccardo andava bene a tennis al Green Garden ma Gigio si è accorto di Ricky e ha chiesto a Fede, che giocava a pallavolo, di chiamare Ricky che era già bello alto per entrare in squadra. Da lì ha sempre migliorato ed è andato forte”.

Ma tuo nipote Alessandro che fa l’angelo nell’oro come nella neve insieme a Giannelli? Lo hai visto? Dopo tutto quello che era successo, la felicità. Per noi “vecchi”, sentire un palazzetto intero fischiare gli avversari: mai successa una cosa del genere in un campo di pallavolo. E quando poi sono stati tutti zitti…

“Esatto. Bravi bravi bravi. E nell’ultimo set, mariavergine che silenzio! (ride). Comunque, hanno fatto un’impresa grande grande grande. Con Alfio dicevamo guarda che son tutti bravi ragazzi, seri. È una bella squadra veramente. Speriamo che durino”.

Devono durare, l’anno prossimo ci sono le Olimpiadi, e queste ci mancano ancora.

“Esatto, ci mancano solo quelle. Intanto dopo 24 anni i Campionati del Mondo”.

Cosa vorresti dire a tuo nipote Alessandro?

“Cosa vuoi che gli dica. Che è bravo, che tenga duro e che non si monti la testa. Ecco”.

Dubito che con un papà come Riccardo riesca a montarsi la testa.

Ride. “Esatto, hai già capito. Vera, vera, vera. Il merito è anche suo. E adesso se li è portati tutti a Trento”.

E qui Flavio comincia a raccontare dei suoi nipoti, tutti. Dal nonno taxi per la piccola di Giovanna ad Andrea di Riccardo “l’unico che ga bastardà (ride) ma el ze davero bravo, sa!” che gioca a calcio e tifa Napoli “invece Ale e io siamo interisti, na guera continua”. E ricorda di quando è andato a Milano col Berna e ha conosciuto nel ’51 Benito Lorenzi detto Veleno, ragion per cui è diventato interista.

Degli ultimi esami universitari di Anna e Francesca, dei diritti acquisiti dal Trentino Volley anche per il settore femminile e che probabilmente le vedrà giocare lì. “Anche le due tosate meritano un elogio”.

Perché, sai, io ringrazio sempre il Padreterno perché ho avuto nove nipoti” e parlando di loro gli si rompe la voce, commosso. E io Flavio così non l’ho sentito mai. “Me vien el gropo… perché belli, sani, bravi. Cosa vuoi di più, cappero, dime?!”.

Dei due figli di Fede “Tommi faceva yoga e adesso gioca anche lui a pallavolo perché è 1.85, anche lui, a 14 anni. El riva a na pioppa anca queo. E Lorenzo, il più piccolo, non tifa Milan? Boia! E anche lui gioca a calcio ed è bravo. Adesso sono completamente in pensione. Dell’agenzia si occupa Fede. E io sono diventato il nonno taxista. Porto a scuola Chiara alle elementari, per esempio”.

Per inciso, Tommi oggi è andato a scuola con la maglia di suo cugino Alessandro, racconta papà Federico.

“I miei nipoti sono bravi tutti. Per ieri sono contentissimo! Il nonno più felice del mondo, dicevano ieri sera le tosate”.

Confesso, avevo in mente un altro titolo. Ma non c’è stata più storia.

Esatto, come direbbe Flavio.

Il club al completo dei Super Cugini

Un ringraziamento speciale a Federico, Riccardo e Giovanna Michieletto, Raffaele Poli & Friends, al Club dei Super Cugini per le splendide foto. Per le immagini della finale, credits Federvolley.

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