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Il Nobel per la Medicina rubato

  I dati del mio test del DNA mi dicono che sono l'italiana meno italiana di sempre, se non si contano i geni sardi, che però sono differenti da quelli delle regioni vicine; grazie al relativo isolamento

 

I dati del mio test del DNA mi dicono che sono l’italiana meno italiana di sempre, se non si contano i geni sardi, che però sono differenti da quelli delle regioni vicine; grazie al relativo isolamento della popolazione i sardi conservano un’antica ascendenza genetica neolitica europea. Questo nonostante la maggior parte della mia famiglia viva da immemori generazioni in Italia, e immagino che il mio caso non sia così raro. Anche se sono europea al 100%, questo si divide in: Greca 39,6%; Sarda 10,6%; Iberica 1,2% ; Irlandese, scozzese e gallese 28,2%; Scandinava9,2% e Balcanica11,2%. Pensavo di essere italiana, ma a quanto pare biologicamente sono una greca irlandese con una buona percentuale scandinava e sarda. Sarà complicato spiegarlo a mia nonna, di origine austriaca, che come la maggior parte delle altre nonne è nata ben prima che si desse un nome all’acido desossiribonucleico, comunemente noto come DNA. Quando le ho raccontato che stavo aspettando i risultati per scoprire le nostre origini etniche è stata alquanto scettica: “I miei antenati sono sempre stati tedeschi. Si sono sempre spostati tra tedeschi e mantenuti puri” “Prima nonna, pensa in termini di migliaia di anni, non di poche generazioni” “Certo, tedeschi. E prima di essere tedeschi, prima di essere tedeschi eravamo scimmie”. E ora come dirle che non portiamo nemmeno un 1% di sangue germanico?

 

 

Dati a parte, è incredibile pensare che la generazione di mia nonna ha assistito alle prime imprese pionieristiche sulla scoperta del genoma umano, e che io, qualche decennio dopo, posso pagare un’ abbordabile somma per fare un test genetico da casa. E questo ci porta alla storia della scoperta del DNA, che storicamente è stata attribuita a Francis Crick e James Watson, i quali condivisero il Nobel per la loro ricerca. Peccato che quel Nobel avrebbe dovuto essere assegnato a qualcun altro: una scienziata di nome Rosalind Franklin.

 

 

È il 1920, e Thomas Hunt Morgan e i suoi colleghi hanno persuaso altri scienziati che i geni sono cose fisiche, situati nei cromosomi. E i cromosomi sono miscugli chimici, che includono proteine e questa (un tempo) misteriosa molecola chiamata acido desossiribonucleico. E già nel 1950 alcuni ricercatori hanno eseguito degli eleganti esperimenti con batteri e virus che hanno reso chiaro che è il DNA, e non le proteine, il responsabile dei geni. Quello stesso anno una scienziata trentenne, Rosalind Franklin, arrivò al King’s College London per studiare la forma del DNA. Insieme ad un altro studente, Raymond Gosling, creò cristalli di DNA, i quali bombardarono con raggi-x. I raggi rimbalzavano fuori dai cristalli e colpivano la pellicola fotografica, creando linee, punti e curve. Sebben altri scienziati avessero già fotografato il DNA, nessuno era riuscito a produrre delle foto di quella qualità. Osservando le foto, Rosalind Franklin sospettò che il DNA fosse una molecola a forma di spirale – un’elica. Ma Franklin era incessantemente metodica, si rifiutò di indulgere in fantasie prima che fosse portato a termine un più consistente lavoro nella collezione di dati.

 

 

Nel frattempo a Cambridge anche altri due scienziati, Francis Crick e James Watson, lavoravo allo stesso caso, ma erano fuori rotta. Quando Franklin li visitò, disse loro senza mezzi termini che avevano confuso tutta la chimica. E non l’avrebbero mai capita se Maurice Wilkins, allora capo del laboratorio e quindi anche di Franklin, non avesse mostrato a Watson le foto che Franklin aveva prodotto con tanto impegno. Watson poté vedere come era strutturato il DNA, come già Franklin aveva notato. Non solo, insieme a Crick, ottenne un riassunto della ricerca non ancora pubblicata che Franklin stava scrivendo per il Medical Research Council, la quale li guidò direttamente alla soluzione finale. Nessuno chiese a Rosalind Franklin il permesso di utilizzare il materiale del suo lavoro. 

 

 

Sebbene l’Università di Cambridge e il King’s College negoziarono un piano per pubblicare una serie di argomenti su Nature riguardo la scoperta il 25 Aprile 1953, furono Crick e Watson ad attirare più attenzione nell’articolo. D’altro canto, Franklin e Gosling pubblicarono i loro dati in un altro articolo, che però dette l’idea ai lettori di essere una copia tardiva della scoperta.

 

 

Nel suo libro del 1962, Watson fece una caricatura crudele di Franklin, non solo descrivendola come belligerante e trascurata nel vestire, ma anche insinuando che non seppe ami apprezzare la bellezza che scoprì nelle sue foto: la struttura molecolare che rende l’editarietà genetica possibile. Scoprirono che il DNA è composto da un paio di filoni che si avviluppano in un’elica. Rosalind Franklin morì di cancro cinque anni dopo, mentre Crick e Watson e Wilkins si divisero il Nobel per la medicina nel 1962, rubando il premio, e quindi i riconoscimenti, alla donna che scoprì la forma del DNA. Anche se non si possono consegnare Nobel a chi è deceduto, si può riscrivere la storia secondo giustizia. Per questo, mi racconterò, e spero che voi facciate lo stesso, che è stata Rosalind Franklin a ricevere il Nobel per la medicina nel 1962, grazie alla scoperta che ora mi permette di scoprire le mie origini etniche: la forma del DNA.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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