L’unico in Italia e il terzo al mondo che si occupa dell’Artide
Fermo -Lungo corso Cavour, nella Contrada di San Bartolomeo, sorge Palazzo Paccaroni, un’antica residenza che ospita, nelle sue sale dai soffitti splendidamente affrescati, due centri preziosissimi: l’unico museo in Italia dedicato ai Popoli Artici e agli Esploratori Polari e l’affascinante collezione del più importante ornitologo italiano.
Per quanto riguarda la seconda esposizione Tommaso Salvadori viene ricordato per essere stato il più importante ornitologo italiano di tutti i tempi.
Riconosciuto tra i maggiori ornitologi del mondo, e data la sua vastissima produzione in fatto di pubblicazioni, venne chiamato tra il 1890 e il 1894 a collaborare alla redazione di ben tre volumi dei cataloghi di ornitologia del British Museum di Londra. Fra il 1868 e il 1913 fu inoltre professore di scienze naturali nel Regio Liceo Cavour di Torino, dove lasciò la cattedra a 78 anni.
Nel 1930, a pochi anni dalla sua morte avvenuta nel 1923, la sua pronipote, la signora Gladys Salvadori Paleotti Muzzarelli, donò alla città di Fermo la sua collezione ornitologica, assieme agli originali armadi contenitori e all’opera omnia di Salvadori, affinché fosse debitamente conservata ed esposta al pubblico.
Il Museo di Scienze Naturali contiene la personale collezione ornitologica, frutto delle escursioni e battute di caccia effettuate da Tommaso Salvadori nelle Marche (soprattutto nel Fermano e nell’Ascolano) e in Sardegna. La raccolta comprende esemplari dell’avifauna marchigiana e italiana, tra cui specie rarissime come il Falco pescatore, l’Avvoltoio monaco, il Gipeto e il Gufo reale.
Salvatori venne scelto in più di un’occasione per partecipare a spedizioni ufficiali più lontane ed esotiche, ma dovette sempre rinunciare per problemi legati alle sue instabili condizioni di salute. Eppure visse tutta la sua lunghissima vita nel nome della sua passione per l’ornitologia.
Inoltre preparò personalmente la maggior parte degli esemplari della sua raccolta, curando la tecnica dell’imbalsamazione e scegliendo i supporti usati. Essendosi occupato per lungo tempo e con grande pazienza all’osservazione della fauna, nella preparazione dei suoi esemplari si dedicò con estrema precisione allo studio delle pose. In questo modo riuscì a restituire la vivacità dei gesti che, anche se fermati in un istante, non appaiono mai statici.
Nello stesso palazzo è ospitato il Museo polare Silvio Zavatti di Fermo è l’unico in Italia dedicato alle ricerche polari artiche italiane. È stato fondato dall’esploratore e studioso forlivese Silvio Zavatti nel 1969 a Civitanova Marche.
Silvio Zavatti aveva già fondato nel 1944 a Forlì l’Istituto Geografico Polare e l’anno seguente la rivista Il Polo. Nel 1959 aveva effettuato la sua prima spedizione polare nell’isola periantartica di Bouvet. Tra il 1961 ed il 1969 aveva effettuato cinque spedizioni etnografiche in Artico (1961 – Rankin Inlet (Canada),1962 – Lapponia,1963 – Ammassalik (Groenlandia),1967 – Rankin Inlet (Canada),1969 – Repulse Bay (Canada).
Nel 1985 il museo è stato acquistato dal Comune di Fermo e nel 1993 è stato inaugurato con l’ eccezionale presenza della figlia dell’esploratore Umberto Nobile a Villa Vitali, sede dei Musei Scientifici della città. A seguito del terremoto che ha colpito le Marche e l’Umbria nel 2016, la sede del museo è stata trasferita in corso Cavour, presso Palazzo Paccaroni, dove l’esposizione è organizzata in 6 sale.
La sala I accoglie il visitatore con l’affascinante ricostruzione di un accampamento artico e il sistema di casse e oggetti che costituivano l’equipaggiamento con cui Zavatti affrontava i suoi viaggi ai Poli.
Sulla scia della sala I, dove vengono presentati l’organizzazione di una spedizione polare e la grande impresa del Duca degli Abruzzi e della sua “Stella Polare”, la sala II continua a raccontare la storia delle grandi esplorazioni polari con le vicende del Generale Umberto Nobile e le spedizioni scientifiche di Silvio Zavatti.
Nella sala III si può ammirare una pelliccia di orso polare a grandezza naturale (dimensioni 3.2×2.8 m) acquistata dall’Associazione Amici del Museo Polare. Nelle due vetrine sono custoditi diversi resti di animali artici e antartici e vari reperti geologici. Troviamo denti di narvalo, cranio di beluga, ghiottone, di cane eschimese, di volpe artica, denti di capodoglio e fanoni di balenottera. Varie pelli di foca e di volpe artica.
La sala IV del Museo Polare ospita le carte geografiche che Zavatti utilizzò nelle sue esplorazioni, oltre alle collezioni donate da personaggi illustri fra cui l’esploratore polare Jean Malaurie, il filatelico Lino Brillarelli e l’etnologa Luciana Gabbrielli.
Entrando nella sala V ci vengono presentati gli Inuit, gli abitanti del Polo Nord, gli indigeni delle regioni artiche della Groenlandia, Canada, Alaska e Siberia con cui venne in contatto Zavatti. Discendenti da antiche popolazioni dell’Asia centrale, circa trentamila anni fa migrarono in tutta l’area artica e subartica fino a raggiungere a est la Groenlandia, a nord l’odierno Quebec, e il Labrador.
Nella sala VI si trovano altri oggetti che testimoniano la cultura, le tradizioni, il culto e le forme d’arte degli Inuit. Zavatti rimase profondamente colpito da questo popolo, che viveva all’insegna dell’uguaglianza e della solidarietà fra villaggi. La loro società non aveva particolari gerarchie: a cardine della loro organizzazione sociale c’era la libertà di scelta, ma sempre nel rispetto degli altri componenti del gruppo.
Nel raccogliere e testimoniare la loro storia, Silvio Zavatti ha contribuito a scrivere una pagina importantissima nella grande enciclopedia del mondo e ci ha lasciato in questo museo una serie di testimonianze che possono farci riflettere su quali difficoltà abbiano affrontato gli esploratori delle terre artiche con il tipo di attrezzatura che avevano allora, superando ogni difficoltà per sete di conoscenza e nel rispetto del’’ambiente e delle popolazioni che lì incontravano.
Questo museo merita certamente una visita, sia per gli addetti ai lavori, ma anche per i non, perché farà nascere la passione per la conoscenza per questi luoghi affascinati e poco conosciuti e per coloro che li abitano, gli Innuit.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui












