Sono stati ben 30 i sollevamenti delle paratie lagunari in 23 giorni (dal 28 gennaio a ieri 19 febbraio) per un costo di circa 6 milioni di euro. In alternativa, gli stivali!
Venezia – Era stato l’ex sindaco Massimo Cacciari a lanciare l’idea che una distribuzione di stivaloni sarebbe stata molto più economica del Mose. Certamente per chi a Venezia veniva a fare una passeggiata ma cosa fare con le attività commerciali, con gli eventi, con la vita della Città?
E poi il Mose sembrava si potesse alzare solo in momenti di forte mareggiata. E invece siamo arrivati a sollevamenti due volte al giorno. Ben 30 sollevamenti in 23 giorni (dal 28 gennaio a ieri sera, 19 febbraio) in barba a tutte le previsioni.
Il sistema di dighe mobili che protegge Venezia non è mai stato così attivo. E dopo 6,5 miliardi di euro spesi e oltre quarant’anni per essere completato, oggi il Mose si trova a fare i conti con il livello del mare che si alza. Insomma, quello che un tempo era eccezionale diventa frequente.
L’anomalia del 2026
L’ultimo sollevamento è avvenuto ieri alle 21.40 Alvise Papa, dirigente del Centro Maree la spiega così: “Nella durata e nel periodo è un fenomeno assolutamente eccezionale: non c’è stata una serie così lunga e così continua di fenomeni mareali, né in questo né in altri periodi. Le cause sono dovute a un’anomalia del vortice polare di metà gennaio che sta continuando e sta portando frequenti perturbazioni, molto modeste, ma continue. Sono loro che provocano questa frequenza di maree.
In questo modo la “sessa”, che è l’onda di risonanza che si genera quando passa un evento meteorologico sopra il mare non può cessare. Non abbiamo avuto maree eccezionali sopra i 140 centimetri, ma in un anno il livello medio della marea è passato da 24 centimetri ai 68 di quest’anno. A lungo termine questo fenomeno richiama la possibilità che in futuro, tra circa 30 anni potremmo dover sollevare il Mose tutti i giorni.
Se non ci fosse stato il Mose in questi giorni la città sarebbe stata in ginocchio: 75 ore consecutive con la marea sopra i cento solo con l’acqua granda del 2019 è successo. Ora dobbiamo pensare al dopo: noi comunità scientifica dobbiamo trovare delle soluzioni da proporre al mondo politico al più presto”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

