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Il meraviglioso mondo di Gabriele e dei suoi Avengers. Quando l’autismo insegna a vivere

2 minuti di lettura

A Gabriele poco importa che oggi sia la giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo. Esattamente come non gli importa in tutti gli altri giorni. Importa però ad Alessandra e Marco, i suoi genitori. E a sua sorella. Anche quella parte di mondo che oggi “si sovviene” di come esistano persone autistiche, domani tornerà a pensare ad altro, al netto dell’emergenza da Coronavirus.

 

Alessandra e Marco, no. Esattamente come fanno ogni giorno. Gabriele ha 14 anni ed è nato già speciale, con un percorso travagliato, come ricorda Alessandra, causato da alcuni problemi di salute. Non mangiava, non dormiva “e noi eravamo focalizzati sul fatto che crescesse normalmente”. “A un certo punto, però, ci siamo accorti che il suo sguardo si muoveva dappertutto, senza posarsi mai su noi genitori. Gabriele non parlava, non cercava mamma e papà”.

 

L’ambiente intorno, inconsciamente, sottovaluta il problema tra un “vedrai che parlerà” e un “non tutti i bambini sono uguali, sei esagerata”. Ma una mamma “sente”, anche quando non vede. Quasi schiacciata da un mondo che non vuole ascoltarla, con la sola eccezione di Marco, a due anni porta Gabriele da una logopedista. Ogni tanto ci vuole anche una botta di fortuna, nella vita, e Alessandra viene indirizzata subito da una neuropsichiatra. Il distretto sanitario fa quello che può, allora come adesso, in realtà, e Alessandra si rivolge al privato. Gabriele ha più o meno due anni.

 

Comincia così un percorso incredibile, fatto di fatica, difficoltà e progressi. Gabriele grazie alla terapia Aba (Applied Behaviour Analysis-Analisi Applicata del comportamento), comincia la sua relazione con genitori e famiglia, con gli specialisti che lo seguono, “imparando” a comportarsi e a stare tra la gente.

 

Ma che significa “imparare a comportarsi”? Dov’è scritto che quelli “giusti” siamo noi? Perché le nostre convinzioni – e convenzioni –  dettano le regole per cui Gabriele sembra inevitabilmente fuori dagli schemi? E se imprigionati in un mondo assurdo di preconcetti fossimo proprio noi?

 

In una società che accetta a malavoglia la diversità, c’è voluta anche una Carta dei Diritti delle persone affette da autismo, adottata dal Parlamento Europeo nel maggio 1996, per mettere un po’ d’ordine. Ma nemmeno questo interessa a Gabriele.

 

Lui ha stupito tutti, specialisti compresi, dimostrando di saper leggere e scrivere. Scansiona testi brevi o lunghi in assoluta velocità. Quando tu sei alla prima pagina, lui ha già finito. Perché tu leggi, mentre il suo incredibile cervello si accende in modalità scanner on, e ti lascia al palo.

 

Bastava trovare la chiave. Alessandra e Marco l’hanno trovata: “Se ti rendi conto che la felicità di tuo figlio è il bene più prezioso che hai, devi dargli la strada giusta. Lui è il centro. Intorno, in concordanza, girano gli altri: specialisti, genitori, famiglia, amici, insegnanti”.

 

Gabriele è un ragazzino fortunato perché nessuno ha mai pensato di negare o nascondere la sua unicità. È attorniato, protetto e supportato dai suoi Avengers, ed è proprio grazie alla loro eroica tenacia che ha trovato il suo personalissimo modo di comunicare col mondo: “Ogni giorno è una sorpresa – dice Alessandra – i bambini autistici hanno tutto dentro, ma non sanno come dirtelo. Gabriele è un miracolo. Abbiamo scoperto che sapeva già leggere, giorno dopo giorno abbiamo imparato a seguirlo, perché lui conosceva già tutto, anche l’ironia”.

 

Intorno a Gabriele è nata l’Associazione Famiglie e Abilità, la cui mission è “dimostrare che le persone con disabilità possono contribuire a rendere la vita migliore. Preziosi donatori di futuro!”. Se volete seguire le imprese di Gabriele e dei suoi eroi, fate un giro per la loro pagina Facebook. Gabriele vi accoglierà e vi porterà a incontrare un mondo meraviglioso, fatto d’amore e di una specialissima bicicletta, ma questa è un’altra storia.

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