Per la diplomazia italiana quella di ieri è stata una giornata storica. Le “feluche” hanno celebrato il loro Giubileo presso l’Aula Paolo VI in Vaticano. Il tutto si è aperto con il Pellegrinaggio giubilare, con il passaggio della Porta Santa e la Santa Messa presieduta dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. Riporta in una nota la sala stampa della Farnesina. Il cardinale Parolin durante l’Omelia ha sottolineato il fatto che la diplomazia può aprire a nuove strade per credere ancora nella pace. Il Segretario di Stato ha ricordato tutte le crisi e i conflitti che caratterizzano oggi la complessa scacchiera geopolitica. Dalla Terra Santa all’Ucraina, non dimenticando le realtà dell’Africa spesso ignorate a livello internazionale.
Al termine della Messa, si è svolta l’udienza papale, durante la quale il Santo Padre ha incontrato i partecipanti. Prima dell’arrivo del Pontefice Leone XIV, monsignor Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, ha tenuto un breve saluto. Si legge nella nota del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale.
Un discorso intenso e coinvolgente quello che Papa Leone ha rivolto al corpo diplomatico. “In diplomazia, solo chi spera davvero cerca e sostiene sempre il dialogo fra le parti, confidando nella comprensione reciproca anche davanti a difficoltà e tensioni. Poiché speriamo di capirci, ci impegniamo a farlo cercando i modi e le parole migliori per raggiungere l’intesa. A riguardo, è indicativo che patti e trattati siano suggellati da un accordo: questa vicinanza del cuore – ad cor – esprime la sincerità di gesti, come una firma o una stretta di mano, altrimenti ridotti a formalità procedurali. Appare così un tratto caratteristico, che distingue l’autentica missione diplomatica dal calcolo interessato a tornaconti di parte o dall’equilibrio tra rivali che nascondono le rispettive distanze”.
La ricerca dei modi migliori per costruire un dialogo attento e aperto, arricchito da parole che sanno accogliere con il cuore e il compimento di gesti sinceri sono le caratteristiche della diplomazia più autentica.
Per resistere alle derive del mondo “guardiamo all’esempio di Gesù, la cui testimonianza di riconciliazione e di pace brilla come speranza per tutti i popoli. A nome del Padre, il Figlio parla con la forza dello Spirito Santo, compiendo il dialogo di Dio con gli uomini. Perciò tutti noi, fatti a immagine di Dio, sperimentiamo nel dialogo, ascoltando e parlando, le relazioni fondamentali della nostra esistenza”, ha sottolineato il Papa.
E così “come i sensi e il corpo, così anche il linguaggio va dunque educato, appunto alla scuola dell’ascolto e del dialogo. Sia essere autentici cristiani, sia essere cittadini onesti significa condividere un vocabolario capace di dire le cose come stanno, senza doppiezza, coltivando la concordia fra le persone. Perciò è nostro e vostro impegno, specialmente come Ambasciatori, favorire sempre il dialogo e tesserlo nuovamente, qualora si interrompesse”.
Pazienti tessitori del dialogo è lo stile degli Ambasciatori.
Il Papa ha poi invitato tutti ad impegnarsi con “speranza a disarmare proclami e discorsi, curandone non solo la bellezza e la precisione, ma anzitutto l’onestà e la prudenza. Chi sa cosa dire, non ha bisogno di molte parole, ma solo di quelle giuste: esercitiamoci dunque a condividere parole che fanno bene, a scegliere parole che costruiscono intesa, a testimoniare parole che riparano i torti e perdonano le offese. Chi si stanca di dialogare, si stanca di sperare la pace”.
Condividere parole che fanno bene, questa la vera forza della diplomazia.
In conclusione, Leone XIV ha ricordato che “al fine di custodire e promuovere la pace vera” occorre essere “uomini e donne di dialogo, sapienti nel leggere i segni dei tempi secondo quel codice dell’umanesimo cristiano che sta alla base della cultura italiana ed europea”.
A margine della celebrazione, il Ministro Tajani ha avuto un colloquio con il Cardinale Parolin per un giro d’orizzonte sulle principali crisi internazionali. “Si tratta di una giornata storica per la Farnesina. Hanno partecipato quasi 5000 persone fra diplomatici, funzionari e collaboratori del Ministero con le rispettive famiglie per una celebrazione all’insegna della riconciliazione e della fratellanza” ha commentato il Ministro Tajani, che ha voluto l’iniziativa per rinsaldare i profondi e storici rapporti tra la diplomazia italiana e quella vaticana, nel comune impegno per la pace e il dialogo internazionale.
Celebrato ieri il primo Giubileo della Diplomazia Italiana presso l’Aula Paolo VI in Vaticano (foto Sala Stampa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale)
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