A Monastier di Treviso un uomo è stato sorpreso a “pescare” le offerte nell’Abbazia di Santa Maria Assunta
Monastier (TV) – I Carabinieri della Stazione di San Biagio di Callalta hanno concluso un’efficace attività d’indagine che ha portato al deferimento in stato di libertà di un cittadino italiano 61enne, residente in provincia di Treviso e già noto alle forze dell’ordine, ritenuto presunto responsabile di furto aggravato e continuato.
Il furto
L’operazione è scattata nella mattinata del 22 aprile a seguito di ripetuti e mirati servizi di osservazione predisposti dai militari dell’Arma presso la Chiesa Abbaziale di Santa Maria Assunta.
I Carabinieri sono intervenuti nell’immediatezza, bloccando l’uomo dopo che si era impossessato di circa 30 euro in contanti, prelevati furtivamente dalla cassetta delle offerte.
Con una successiva perquisizione, all’uomo stesso, alla sua auto e presso il suo domicilio, sono stati rinvenuti e sequestrati vari strumenti utilizzati per i colpi tra cui un manufatto artigianale dotato di nastro biadesivo all’estremità. Questo aggeggio è noto con il termine “pesca” perchè permette di estrarre banconote e monete dalle feritoie delle cassette senza scassinarle.
L’attività investigativa, supportata anche dall’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, ha permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell’uomo, anche per un precedente furto avvenuto nel medesimo luogo di culto lo scorso 17 aprile, durante il quale era stato asportato un quantitativo di denaro ancora in corso di esatta quantificazione.
Il sacrilegio
Il furto in chiesa non è trattato come un furto comune, ma presenta diverse aggravanti che possono quasi raddoppiare la pena. Rubare oggetti destinati al culto o sottrarre offerte viola la “destinazione a pubblico servizio o pubblica utilità” del bene. Mentre il furto semplice prevede la reclusione da sei mesi a tre anni l’aggravante del luogo di culto e furto di beni destinati alla comunità.
E poi c’è il fattore morale e religioso. Dal punto di vista della dottrina cattolica tale furto viene considerato sacrilegio. Sottrarre beni consacrati o dedicati a Dio aggiunge alla colpa del furto quella della profanazione del sacro, da cui il termine sacrilegio.
Settimo Comandamento: non rubare. É considerato un peccato contro la giustizia, specialmente se l’oggetto sottratto è di valore o se il furto arreca un danno significativo alla comunità o ai poveri.
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