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Il discorso di Conte e le incertezze degli italiani

Ieri sera intorno alle 23 il premier Conte ha annunciato le nuove disposizioni in merito alle restrizioni per combattere l’espandersi del Coronavirus. Lo ha fatto con una diretta sulla sua pagina ufficiale di Facebook.

 

Il premier ha reso note ulteriori misure a contenere quanto più possibile la diffusione dell’epidemia, comunicando la decisione a “chiudere nell’intero territorio nazionale ogni attività produttiva che non sia strettamente necessaria, cruciale, indispensabile a garantirci beni/servizi essenziali” e che sarà consentito solo “lo svolgimento del lavoro in modalità smart working”.
Resteranno aperti i supermercati e i negozi di generi alimentari, farmacie, parafarmacie, tabaccai, edicole e benzinai. Funzionano anche banche, poste, i servizi di trasporto e per l’informazione.

 

Molto bene, allora, fin qui ci siamo,e già lo sapevamo da qualche giorno, ma quali altre attività restano aperte? Non è stato ancora specificato, sarebbe dovuta seguire una lista dettagliata, ma ancora non si è vista.

 

Cosa significa chiudere tutte le attività produttive tranne quelle “ritenute comunque rilevanti per la produzione nazionale”, quali sono? Domani mattina il commerciante della piccola impresa non sa se potrà tenere aperta o meno la sua attività.

 

Ad esempio, nel piccolo, i negozi di telefonia e di computer potranno o no restare aperti? Sino ad ieri sì, ma da domani potranno?

 

A parte i toni drammatici e l’appello all’unità di tutti gli italiani, che condividiamo visto il momento, per il resto tutto è nel vago e non rassicura le tantissime persone spaventate.

 

Ospedali quasi al collasso, l’economia che sta andando a rotoli perché a moltissime attività, non lavorando, mancano i soldi per pagare le tasse.

 

Perché il Presidente del consiglio fa annunci attraverso Facebook e non a mezzo conferenze stampa, dove i giornalisti possono fare domande e ottenere risposte per informare i lettori?

 

Infine perché non si convoca il Parlamento? I deputati e i senatori da noi eletti non si riuniscono o si riuniscono solo una volta a settimana. Le decisioni gravi prese e da prendere dovrebbero essere condivise con il Parlamento intero.

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