Secondo Adico Mestre, l’associazione dei consumatori, sono numerose le domande di aiuto per riuscire a recedere da contratti siglati frettolosamente di cui pochi minuti dopo ci si pente
Mestre – Dai corsi di lingua (o di altre “materie”) alla palestra, dalle cucine ai viaggi. Nel 2026 si stanno moltiplicando le richieste di assistenza sul fronte dei recessi. Sono tantissime le persone che ci contattano perché insoddisfatte dei contratti siglati per lo più all’interno degli stessi locali commerciali. Vorrebbero dunque annullarli ma spesso si scontrano con una normativa che non permette loro l’utilizzo del cosiddetto diritto di ripensamento (recesso, appunto).
“Nelle ultime settima, in particolare, diversi cittadini/e mestrini/e si sono rivolie ai nostri uffici – ci comunica Adico Mestre – per chiedere l’annullamento del corso di inglese sottoscritto in precedenza. Le cifre in ballo sono solitamente elevate e così, di fronte magari a lezioni deludenti rispetto alle aspettative, si pentono della scelta e vorrebbero riavere i soldi indietro. Ma non è possibile recedere se la firma del contratto è avvenuta all’interno di un locale commerciale, a meno che il contratto stesso non venga disatteso”.
Diritto di ripensamento
“Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sul tema. Il codice del consumo contempla il diritto di ripensamento rispetto all’acquisto di beni e servizi solo se il contratto è stato siglato fuori dal negozio o in generale, fuori dal locale commerciale che, nel caso della palestra e dei corsi, può essere la segreteria o l’ufficio.
Insomma, si può recedere dagli acquisti effettuati online o dai contratti firmati comunque in un luogo diverso dalla sede del venditore (pensiamo ad esempio alle vendite che talvolta vengono effettuate negli alberghi, tipo le classiche pentole). O da quelli siglati con i venditori porta a porta. In ogni caso il diritto di ripensamento può essere esercitato entro massimo 14 giorni dalla firma, a meno che non siano previsti tempi più lunghi dal contratto stesso.
Ma esistono casi in cui si può recedere da rapporti contrattuali siglati nel locale commerciale? Sì, esistono. In primo luogo nei casi di inadempimento contrattuale. Per esempio se nel contratto c’è scritto che il corso di inglese è avanzato e poi a tutti gli effetti è basico, si può procedere con una richiesta di annullamento. Se nell’iscrizione alla palestra c’è scritto che la sala pesi resta aperta fino alle 22, invece poi chiude alle 20, si ha la possibilità di recedere, previa contestazione possibilmente impostata da un legale. Fondamentale, però, l regole siano scritte nero su bianco e non dette a voce, nel qual caso difficile procedere con la richiesta di annullamento.
Il recesso può avvenire anche per improvvisi impedimenti, che però devono essere ampiamente motivati. Il caso classico è quello della persona che si ammala in modo serio e non ha più possibilità di rispettare gli accordi.
Per quanto riguarda i contratti siglati al di fuori del locale commerciale, il diritto di ripensamento al di là dei 14 giorni previsti dalla legge è possibile nel momento in cui la firma sia stata di fatto estorta con l’inganno. Il caso classico è quello della cosiddetta truffa del catalogo, che ha visto la nostra associazione assistere centinaia di persone, soprattutto anziane.
Il raggiro, più volte raccontato nel nostro sito, è molto semplice: il venditore si presenta a casa della possibile vittima, le mostra un catalogo di prodotti, per lo più per la casa (materassi, cuscini, coperte, ecc.) poi lo convince a firmare un foglio specificando che non si tratta del contratto ma di altro (tipo il modulo per la privacy).
Ben oltre i 14 giorni concessi dal codice per recedere, si ripresenta a casa della vittima lo stesso o un altro venditore, mettendo l’interlocutore o, molto più spesso, l’interlocutrice, davanti alla realtà. Quello siglato settimane prima era un vero e proprio contratto, di solito molto oneroso, per l’acquisto di prodotti per la casa. Su questo fronte Adico ha ottenuto nel 99% delle pratiche aperte il riconoscimento del recesso, richiesto dal nostro ufficio legale che ha contestato al venditore una modalità commerciale scorretta e l’assenza di reale volontà da parte del contraente, indotto a firmare con l’inganno”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
