Che arriva a tarda sera, quasi fossimo ad Ibiza al Café del Mar cullati dalle note lounge di José Padilla con 21 gradi e una birra in mano.
Ma qui la musica è diversa, incombe restringente e cupa, mai chill.
No alle feste private, movida in soffitta, quarantene che arrivano a 10 giorni, calcetto e sport amatoriali riempiti di naftalina e si poi vedrà. Abitazioni con ingressi limitati, amici con il contagocce e tanti tanti dubbi, smart working che divorano luoghi convenzionali di lavoro, tanto da farti rimpiangere la collega odiosa e rancorosa che il lunedì mattina ti scartavetrava l’anima.
Ma il dipiciemme è come la telefonata del call center, ogni tanto arriva. E allora tutti in rete o davanti alla Tv, perché certe strette le sai ma speri in qualcosa di più open, chissà.
Poi la lettura della “sentenza“ scorre inamovibile e integerrima, recitata, letta, studiata. Come se nulla fosse, cristallizzata nei fogli del Presidente fuoriesce impavida e glaciale, senza sconti.
Tocca stringersi ancora ma già la casa è stretta, ci vorrà una sanatoria edilizia. Alla prossima.
Mauro Lama
Instacult
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
