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Il cessate il fuoco energetico

L’annuncio di Vladimir Putin di interrompere gli attacchi contro le infrastrutture energetiche ucraine, seguito alla telefonata con Donald Trump, rappresenta senza dubbio una svolta negli equilibri della guerra. Siamo di fronte a un primo passo verso la pace?

MOSCA. Il linguaggio usato da Trump per descrivere la conversazione con Putin è quello del mediatore ottimista: si parla di una “intesa” per fermare gli attacchi alle infrastrutture, di un “contratto per la pace” in discussione, di un “processo in pieno svolgimento”. Eppure, le ore successive alla telefonata hanno raccontato una realtà più ambigua, con nuovi raid russi su obiettivi civili in Ucraina e la prudenza con cui Volodymyr Zelenskyy ha commentato l’annuncio.

La posizione di Putin, d’altra parte, resta intransigente. Il Cremlino vincola qualsiasi cessate il fuoco totale alla cessazione dell’invio di aiuti militari occidentali a Kyiv, condizione che difficilmente Washington e Bruxelles accetteranno senza pesanti garanzie. Inoltre, Putin continua a ribadire le sue richieste di fondo: la smilitarizzazione dell’Ucraina, la rinuncia alla NATO e il riconoscimento delle annessioni territoriali del 2022. Se queste restano le premesse, si può davvero parlare di un progresso nei negoziati?

D’altro canto, anche Trump è in una posizione complessa. La sua amministrazione cerca di rivendicare un ruolo di pacificatore globale, ma il rischio è che questa iniziativa venga percepita come un tentativo di forzare un accordo a condizioni favorevoli a Mosca. La dichiarazione di Trump secondo cui gli aiuti militari all’Ucraina non sono stati oggetto di discussione contrasta con le richieste esplicite di Putin.

L’Europa, spettatrice attenta e preoccupata, reagisce con cautela. Germania e Francia salutano l’interruzione degli attacchi alle infrastrutture come un segnale positivo, ma ribadiscono che un accordo non può prescindere dalla volontà ucraina. Al tempo stesso, Londra e Bruxelles accelerano nuovi pacchetti di aiuti a Kyiv, segno che la fiducia nella solidità di questa tregua è tutt’altro che scontata.

Il cessate il fuoco energetico potrebbe rivelarsi un banco di prova: se reggerà, potrà aprire la strada a negoziati più strutturati. Se invece si dimostrerà solo un’interruzione temporanea, sarà chiaro che Mosca e Washington giocano partite parallele, con Kyiv sempre nel mezzo. Per ora, più che un passo concreto verso la pace, sembra un esperimento diplomatico dai contorni ancora indefiniti.

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