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Il Cavallo Marco e il dovere della libertà

1 minuti di lettura

Arte, memoria e diritti si intrecciano nella storia del cavallo Marco, emblema della libertà come cura

MOGLIANO VENETO (TV) – La presenza a Mogliano della scultura itinerante del “cavallo Marco” mi ha riportato indietro nel tempo, con un po’ di nostalgia. La scultura nacque da una petizione che i degenti dell’Ospedale Psichiatrico di Trieste fecero al presidente della provincia, allora responsabile politico e organizzativo dell’ospedale. Il cavallo, che tutti conoscevano come Marco, trasportava la carretta della lavanderia del manicomio ed era ormai diventato vecchio. L’istituto si accingeva a sostituire la vecchia carretta con un veicolo motorizzato, e Marco era destinato alla macellazione.

Fu allora che i malati del manicomio firmarono una petizione per chiedere che il cavallo fosse messo a riposo e accudito fino alla sua morte naturale. La loro richiesta fu accolta e, nel 1973, nacque la scultura che rappresenta Marco. Divenne una struttura itinerante con il compito di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di chiudere i manicomi e ridare la libertà ai numerosi allora reclusi: persone malate che non avevano cure, ma solo custodia. L’intenzione era quella di proteggerli dalla società che li avrebbe abbandonati, quando in realtà era la società stessa a tutelarsi da loro.

Nel 2024, in occasione della celebrazione dei 100 anni dalla nascita di Franco Basaglia, scrissi un articolo pubblicato sulla rivista Spiritualità e qualità di vita dell’Opera Don Orione, dal titolo Il dovere della libertà. In esso descrivevo sinteticamente quanto avvenne in quegli anni, quando i manicomi furono chiusi grazie alla grande intuizione e volontà dello scienziato clinico e riformatore Basaglia, che avrebbe meritato il premio Nobel per la medicina. Il suo contributo fu essenziale allo sviluppo della psichiatria come disciplina medica e umanistica

Non c’è cura senza libertà, così come non c’è libertà senza cura. Prendersi cura significa, per la medicina, restituire al malato la dignità di persona libera. Ed ecco che il cavallo dei “pazzi”, che oggi gira per le piazze del mondo, rappresenta e ricorda quella libertà che ognuno di noi deve pretendere.


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