A Parigi nel 2008, un fatto di cronaca legato ai gilet gialli scuote una sezione della polizia
L’ispettrice Stéphanie, una perfetta Léa Drucker guida la Igpn, i controllori degli agenti e il caso 137, relativo a quello che succede un giorno durante una manifestazione dei gilet gialli. E questo è il plot introduttivo di una storia che sembra indagare l’epidermide di un fatto di cronaca, ma contiene ben altro. La macchina da presa di Dominik Moll indugia in quello che succcde, imbattendosi nella denuncia, nell’indagine e nelle scorribande. Con la polizia che deve scrutare nella polizia, abbarbicata nello sfondo impregnato in resistenze e soprusi. E lo spauracchio dell’insabbiamento che nessuno vorrebbe e rischia di ergersi a manifesto tabù. Che tocca la polizia antisommossa con il compito di agire in virtù di un mandato e delle sue regole di ingaggio. Salvo poi entrare nell’occhio del ciclone per una difesa che sopravanza l’offesa. Con un approccio che affonda nella realtà, attingendo ad una tavolozza asciutta e scevra da sconti, arrivando ad attenzionare poliziotti decorati e al di sopra di ogni sospetto. E l’ispettrice Stéphanie che si avvale delle telecamere e delle riprese private di telefonini che insegue a perdifiato, per inibire spirito di corpo e omertà. Con la legge che attende in nome della verità e dell’uguaglianza. Il Caso 137 forse è un litigio d’intenti che ha il pregio di provocare la realtà, cercando di fare ordine. Tra clima divisivo e tutto ció che vibra intorno.
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