Nato sulle rive del Nilo, la sua autentica magia affascina il mondo da secoli e oggi diventa oggetto di un nuovo studio internazionale
Onore al merito a John S. McCloy, professore di ingegneria meccanica e dei materiali della Washington State University, coadiuvato da Edward P. Vicenzi, ricercatore presso il Museum Conservation Institution a Suitland, nel Maryland, che hanno guidato per intero tutto il team, sotto l’egida e la collaborazione del Carnegie Museum of Natural History di Pittsburh.
I ricercatori, ispirati da talento e passione, hanno ricreato il magico pigmento mettendo in fila e sperimentando dodici diverse formulazioni, con un mashup che prevedeva silice, rame, carbonato di sodio e calcio. Il tutto cotto a circa mille gradi fino a quasi undici ore.

l risultato ottenuto attraverso la riscoperta del blu egizio rappresenta un viatico virtuoso tra passato futuro, una sorta di metaforico “ponte cromatico“ dove emerge l’assoluta modernità del popolo egizio che, cinquemila anni fa fu antesignano nelle tecniche artigianali.
Ma il grande interesse verso il blu egizio scorre verso l’utilità che potrebbe avere in ambito forense , utilissimo per la rilevazione delle impronte digitali o gli inchiostri anticlonazione oltre ad avere una struttura chimica simile ai materiali superconduttori per alte temperature.
Il blu egizio, il pigmento unico e affascinante, da oggi rivive una sua seconda giovinezza, composta da luce e colore, adornata da storia e magia.
Photo Credit by Wikipedia
Instacult di Mauro Lama
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