Un gruppo di studenti italiani, in gita in Thailandia, ha “macchiato” la buona reputazione italiana comportandosi in maniera estremamente maleducata. Le scuse dell’Ambasciata italiana a Bangkok. Uno dei ragazzi minorenni urla:“Io vi porto i miei soldi”
Mondo – Un gruppo di ragazzi italiani in gita in Thailandia, chiacchierava ad alta voce su un treno, luogo sul quale, per la cultura tailandese e non solo, è molto irrispettoso disturbare. Una passeggera chiede di abbassare la voce ma i ragazzi reagiscono peggiorando la loro situazione con insulti e gesti volgari.
Uno di questi arriva a dire una frase che ha fatto infuriare la popolazione thailandese: “Io vi porto i miei soldi”, e anche tutti i turisti italiani che si comportano sempre in maniera corretta.
La passeggera ha ripreso tutto con uno smartphone e il video è divenuto virale sui social, scatenando l’ira e l’indignazione nel Paese, tanto che l’Ambasciata Italiana e gli accompagnatori dei ragazzi, studenti delle superiori provenienti dalla provincia di Agrigento, si sono scusati pubblicamente.
Non è bastato. La passeggera che aveva ricevuto gli insulti, una ragazza di 25 anni, è andata alla polizia a presentare denuncia. Ieri sera l’epilogo: gli agenti hanno fermato e portato al comando sei dei ragazzi in vacanza.
Probabilmente le autorità locali hanno voluto lanciare un segnale forte ai turisti stranieri che si comportano in modo non rispettoso in Thailandia. Tutto si è concluso con una multa simbolica: 1.000 baht (27 euro), con le scuse alla passeggera insultata, con il video. Speriamo, anche con un po’ di vergogna per i giovani siciliani visto che gli agenti hanno anche diffuso la foto dei ragazzi fermati (anche se hanno oscurato i volti visto perchè minorenni).
Dove sono i genitori?
Proprio quanche giorno fa è stata approvata la norma per la punibilità dei minori: Per chi ha tra 14 e 18 anni la capacità di intendere e di volere non dovrà più essere accertata ipotesi per ipotesi, bensì sarà presunta fino a prova contraria. Ferma la soglia dei 14 anni e la diminuzione di pena, cambia radicalmente l’onere della prova.
Si tratta di un cambiamento di metodo, prima ancora che di sostanza: finora la capacità del minore doveva essere positivamente verificata caso per caso dal giudice, sulla base di un accertamento specifico sulla sua maturità psicologica. Con la riforma, invece, quella capacità si presume, e sarà eventualmente la difesa a dover dimostrare il contrario nel corso del procedimento.
Resta comunque la domanda cruciale: dove sono i genitori? dove è finito il loro compito di educatori? E la scuola? In questo caso, in gita c’erano anche gli accompagnatori. Che vergogna!
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