Il titolo di questa riflessione richiama lo scritto di Pier Paolo Pasolini, pubblicato postumo nel 1976
ITALIA – L’autore si ispira a un celebre passo della tragedia greca secondo cui i figli sono puniti per le colpe dei padri. Pasolini, osservando la gioventù degli anni Settanta, ritiene necessaria questa punizione: metà della colpa appartiene ai padri, ma l’altra metà grava sui figli, che devono assumersene la responsabilità.
In che cosa consiste tale colpa? Secondo Pasolini essa si manifesta nella passiva accettazione del consumismo borghese.
I giovani, giustificati e giustificabili proprio in quanto tali, finiscono per sentirsi autorizzati alla ribellione,
sostenuti persino dagli adulti. Tuttavia questa ribellione è solo apparente: non nasce dal desiderio di cambiare davvero le cose,
ma dal bisogno di esprimere ciò che i padri non hanno potuto esprimere. I giovani infelici pasoliniani si ribellano senza discutere
i propri dubbi, senza comunicare la propria infelicità, agendo con rabbia e sostenendo cause in cui non credono. Vogliono “sfasciare tutto” per ricostruire esattamente ciò che c’era prima.
Da qui deriva l’amara constatazione: la rivoluzione giovanile non rompe davvero lo schema, ma lo riproduce, rimischiando soltanto le carte di un gioco che resta immutato, con le stesse regole e gli stessi giocatori. Per questo, afferma Pasolini, almeno per quella metà di colpa che spetta ai giovani, è giusto che siano puniti. L’unica via d’uscita dall’infelicità – comune a giovani e adulti, entrambi prigionieri di logiche di consumo e profitto – è l’uso della ragione: “La vita consiste prima di tutto nell’imperterrito esercizio della ragione”.
In contrapposizione a questa visione amara, risuona l’invito poetico di Bob Dylan nella canzone Forever Young.
Qui l’augurio ai giovani è quello di rimanere sempre giovani, non per perpetuare una ribellione sterile, ma per conservare la capacità
di sognare, immaginare e costruire: “che tu possa costruire una scala verso le stelle e salirne ogni gradino”.
La riflessione di Pasolini ci richiama dunque alla responsabilità del pensiero critico, mentre Dylan ci invita a ritrovare il coraggio della speranza. È in questo equilibrio tra ragione e sogno che giovani e adulti possono forse sottrarsi all’infelicità e ritrovare la libertà.
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