Il ruolo dello sport come strumento di pace è una grande opportunità di riflessione e dialogo per proporre non solo una tregua delle ostilità in qualunque parte del mondo, ma per celebrare la bellezza della fratellanza e dello sport inteso come cultura della pace

Ammirata la spettacolare apertura dei giochi Milano-Cortina 2026 con il giuramento finale di tutti gli atleti che recitano un piccolo, grande ricorrente pensiero, abitare un mondo migliore anche attraverso l’aiuto dello sport, resta la convinzione di avere in mano un utopia, immaginare che i giochi abbiano il potere di fermare le guerre, ma anche l’ardore che regna in tutti noi, di possedere non solo l’ambizione, ma vieppiù la sana certezza di poter costruire due settimane di sana competizione ed emozione, lealtà e forza fisica. Che amiamo unire all’intelletto sportivo che recita da sempre con la luce accesa e la sana provocazione agonistica, dove importa partecipare. Il valore dello sport come linguaggio universale di pace è un grande affresco che arride alla dimensione educativa che lo sport porta sempre con sé, specie in un epoca dove i conflitti crudeli, resi impavidi da nazioni incuranti della pace, imperano senza possibilità di alcun dialogo. Ma la dimensione del Villaggio Olimpico, intrisa di atleti di tutte le nazionalità, deve farci riflettere nel profondo e portare nel mondo il vero e proprio messaggio di pace, da esportare in chiave mondiale. Cercare la pace nelle Olimpiadi Invernali ha un senso ben preciso, andare oltre la caccia alle medaglie e volgere lo sguardo verso chi soffre ingiustamente, vittima di conflitti bellici, bombardamenti e crudeltà. L’occasione dei Giochi Olimpici invernali Milano-Cortina 2026 deve diventare la perfetta armonia per poter unire il mondo, con i cinque cerchi simbolo di valori e lealtà inseguendo le radici della tradizione greca della Ekecheiria, la tregua olimpica.
Zero Biscuit di Mauro Lama.
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