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I giardini fioriti di Roma

3 minuti di lettura

ROMA – L’incontro culturale sui giardini fioriti di questa incantevole primavera romana, organizzato dalla giornalista Annalisa Mancini all’Associazione Per Roma ha avuto come protagoniste due ville romane di grande importanza storico-artistica e di rilevanza internazionale: Villa Aldobrandini al Quirinale e Villa Sciarra al Gianicolo. Per riportarle all’antico splendore sono stati stanziati cospicui fondi provenienti dal PNRR.

La Villa Aldobrandini con Il suo panoramico giardino pensile, stretta tra i muraglioni che la delimitano da via Nazionale e affacciata su piazza Magnanapoli, in prossimità del Quirinale, è divenuta nel 1926 di proprietà dello Stato, che ha assegnato il palazzo e parte del giardino all’Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato. 

Nel lontano 1566, quando questa zona era tutta campagna e orti, Monsignor Giulio Vitelli acquistò una vigna, con dei giardini ed alcuni edifici a Monte Magnanapoli, il terreno, con il relativo parco, erano assai estesi, arrivavano fino a quello che oggi si chiama palazzo Pallavicini Rospigliosi, che si trova di fronte al Quirinale.  

Nel 1600 Clemente Vitelli vendette la Villa a Papa Clemente VIII che, a sua volta, la donò al nipote Pietro Aldobrandini.

Questi incaricò un famoso architetto dell’epoca: Giacomo della Porta, di effettuare notevoli e costosi lavori di ampliamento del palazzo, che ai piani superiori era destinato ad ospitare una ricca collezione di pregevoli opere d’arte comprendente tra l’altro dipinti di Giorgione, Tiziano, Bellini.

Inoltre, nella Loggia del palazzo, venne collocato l’affresco delle cosiddette nozze Aldobrandini, un dipinto rinvenuto casualmente durante alcuni scavi effettuati nel 1601 nell’area dell’attuale Piazza Vittorio Emanuele.

Pietro Aldobrandini, quando vide l’affresco, ne comprese subito il grande valore e lo acquistò dai frati della chiesa di San Giuliano, che l’avevano trovato, per porlo nella sua collezione a Villa Aldobrandini nel rione Monti.

Nel 1818 l’affresco fu ceduto dagli eredi Aldobrandini al papa Pio VII che lo collocò nella Biblioteca Apostolica, dove si trova ancora oggi.

Le nozze Aldobrandini sono una splendida opera ad affresco, risalente alla seconda metà del I secolo a. C. composte secondo i moduli stilistici del classicismo neoattico.

Sin dalla loro scoperta, furono ammiratissime per l’alta qualità artistica, l’eleganza e l’equilibrio del soggetto, tanto che vennero copiate dai più grandi pittori di varie epoche storiche.

L’affresco rappresenta una scena di matrimonio con dieci personaggi, al centro della scena c’è una casta sposa, coperta pudicamente con un mantello, e accanto a lei Venere e Imene, quali numi tutelari e pronubi premurosi. Questa raffigurazione ha dato luogo a diverse interpretazioni, alcuni studiosi ci hanno visto le nozze di Peleo e Teti, altri quelle di Alessandro Magno con Roxane, altri ancora una scena dell’Ippolito di Euripide, oppure alcuni passaggi di Alcesti di Euripide. In ogni caso è una composizione piena di grazia e di equilibrio.

La prestigiosa dimora degli Aldobrandini purtroppo nel XIX secolo ha subito un grave trauma: il taglio della villa, quando, dopo il 1870 fu ridotta di dimensioni, perché venne aperta via Nazionale. Ma rimane sempre un complesso di grande fascino e di grande pregio.

Per quanto riguarda invece Villa Sciarra al Gianicolo vi era situato nello stesso luogo, in epoca preromana, il santuario della ninfa Furrina, a cui si sostituirono, più tardi, i famosi Orti di Cesare che, da Monteverde, scendevano verso il Tevere.

Nella seconda metà del XVI secolo i terreni vennero acquistati da famiglie nobili che vi edificarono il Casino Barberini e il Casino Malvasia, che durante il periodo della Repubblica Romana del 1849 furono teatro di accaniti combattimenti e subirono gravi danneggiamenti a seguito degli scontri dei garibaldini con le truppe francesi del generale francese Oudinot.

I Barberini in seguito restaurarono Villa Sciarra, che nel 1896 venne venduta a George Clarke, che a sua volta la cedette nel 1902 a George Wurts, un facoltoso americano appassionato di giardini, e a sua moglie Henriette Tower. I due americani fecero ristrutturare la palazzina in stile neogotico, rinnovandola con una collezione scultorea e con la messa a dimora di nuove magnifiche piante.

Nel 1932 Henriette Tower, rimasta vedova, donò a Benito Mussolini la villa, a condizione però che fosse destinata a parco pubblico, cosa che avvenne poco dopo, come attesta la targa commemorativa apposta sul muro della villa.

Le due Ville si spera verranno riportate all’antico splendore, anche se il restauro di un bene artistico in un certo senso è sempre una sconfitta, significa che non lo si è custodito con la dovuta attenzione!

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