Il movimento di pura avanguardia pittorica che fece scalpore per la sua innovazione nei primi anni del Novecento
Dire fauves è già di per sé rivoluzionario, con le “belve selvagge francesi “che, siamo agli albori del Novecento, inscenarono in Francia un movimento che partiva sicuramente dai meandri della tradizione impressionista, ma rimaneva per così dire”sollecitata” da taluni accenti nordici e romantici.
Nel segno di una ribellione avanguardista fu nel 1905, all’interno del Salon d’Automne a Parigi, che Georges Desvallières, vicedirettore del Salon, nonchè pittore, partì la prima mostra collettiva. Ricordiamo che nell’atelier di Gustave Moreau, durante un periodo comune di studio avvennero i primi approcci con questi artisti ribelli.
“La gabbia delle belve”, fu il critico d’arte Louis Vauxcelles a coniare questa esclamazione, da qui fauves, con Henri Matisse che, con la sua Donna con il cappello, dipinta nel 1905, contribuì ad affermare definitivamente la splendida e desueta corrente pittorica, al pari di gente come Derain, Delaunay, Braque e molti altri.
La forza dei colori, irruenta e immediata, affine ad un certo tipo di poetica, fece del movimento un vero e proprio manifesto artistico, attivo fino al 1910, dove, con il vento che sarebbe cambiato e il cubismo ormai alle porte i fauves subirono una graduale quanto inesorabile dipartita.
I fauves, oltre il significato accademico, dove il senso atavico dell’opera sarebbe stato da ricercarsi, nell’immediata percezione del colore e delle forme. Con l’autonomia dell’arte che avrebbe condotto all’ emozione pura.
Photo credit by Wikipedia
Instacult di Mauro Lama
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