All’Edera Film Festival una sezione dedicata al nostro territorio
All’interno della rassegna di corto e lungo metraggi dell’ottava edizione dell’Edera Film Festival, ve ne una che riguarda in particolare il nostro territorio ed è intitolata Focus Nordest, in cui si sono potuti vedere 12 cortometraggi.
I primi sei sono stati proiettati il 29 luglio dalle 15,30 alle 17,30 e poi sono stati invitati i protagonisti di queste opere (attori, registi, sceneggiatori, produttori, ecc.) a presentarle, mentre la seconda sessione di queste proiezioni è avvenuta il 30 luglio, sempre nella stessa fascia oraria e con la stessa modalità.
Il primo giorno sembrava avere una tematica comune: il rapporto con la morte, trattato da vari punti di vista, anche ironico. Il primo corto, Ospite di Alberto De Grandis racconta che in una sera del 1934 un viandante viene ospitato da Giuseppe, e nella sua casa viene attratto da un quadro che riprende una scena della prima guerra mondiale in cui una donna danza sopra un gruppo di soldati caduti. Ma Giuseppe non può nemmeno immaginare a chi si trovi davanti… Particolarità di questo corto è di aver usato come protagonisti due famosi doppiatori, Angelo Maggi e Francesco Pannofino.
Il secondo corto proiettato, Il custode del lago, di Simone Bressello, è stato particolarmente gradito al numerosissimo pubblico in sala, perché ha trasformato un uomo comune, Antonio, in un attore professionista, il cui viso è diventato una maschera delle emozioni umane. Inoltre ha creato delle immagini iconiche del lago e del rapporto di quest’uomo con questo luogo, che rimangono impresse nel cuore e nella mente, forse perché il regista ha lavorato per dieci anni nel mondo della pubblicità. Infine è riuscito a cogliere il vero nesso che c’è tra uomo ed ambiente, che non è solo il luogo in cui si vive, ma è quello in cui ci si forma. Ecco perché deteriorare l’ambiente in cui si vive, danneggia prima di tutto noi stessi e la nostra identità.
E’ seguito il corto Anime Giovani, di Annalisa Fania, una storia originale in cui due coniugi si ritrovano giovani alle porte dell’aldilà, ma vengono respinti perché non sanno come sono morti.
L’idea per questo corto è nata da una notizia di cronaca, ma il messaggio che è sotteso è quello se l’amore ci libera o ci imprigiona. Il corto è particolarmente curato dal punto di vista formale: uso della fotografia, costumi, uso delle luci, probabilmente perché è anche un elaborato del Centro della Scuola Cinematografica di Roma. Un particolarità riguarda i due attori protagonisti: uno siculo, l’altra lombarda, che hanno dovuto imparare un nuovo dialetto per recitare nel corto.

Un altro corto è stato Metaxù di Lorenzon Vanzan. La storia narra la visita di Sergio, uomo che ha da poco intascato la buona uscita, che va a ritrovare l’amico di infanzia Aldighiero, che vive ancora nel luogo dove sono cresciuti. Purtroppo questo incontro lo mette in crisi a tal punto da perdersi in quei luoghi ed incontrare la morte. E’ un corto che è difficile da inserire in un genere preciso, ma il tema è quello della perdita del tempo della propria vita, del passato, per abbracciare qualcosa di più ampio, rappresentato dall’incontro con la striga Monia. Il titolo è un termine greco che significa passaggio, ed è questo appunto il tema principale.
Il corto seguente è stato dedicato alla guerra, Il milite ignoto di Giulio Golfieri ed è dedicato al nonno Astorre, sopravvissuto al lager nazista, che ha scritto un diario illustrato da degli acquerellio che sono stati animati nel corto con un modello di intelligenza artificiale previsto dal bando SIAE Corti Circuiti, indetto in concomitanza delle Olimpiadi Milano-Cortina, di cui il regista è risultato vincitore. Una immagine iconica rimane di questo corto: il ronzio di un’ape che si è costruita un favo dentro un cannone.
Ultimo corto di questa sessione che è stato proiettato è Fantasmi di Nicola Pegg, regista già premiato nella scorsa edizione con ben due riconoscimenti. Il tema che lui propone in questo corto è quello dell’improvvisa mancanza di un proprio caro e la necessità, per placare il dolore, di mettersi in contatto con lui o lei. In questo caso una figlia tanto addolorata dalla scomparsa della madre, decide di affidarsi all’intelligenza artificiale. Interessante è stato il modo in cui la protagonista si è preparata per questo ruolo, contestualizzando il personaggio anche in un prima dell’evento tragico, il durante e il dopo.
La seconda giornata in cui sono stati proiettati i corti del Focus Nordest, ha visto una serie di proiezioni interessanti. La prima è stata quella di Sborde di Sebastiano Scapinello, in cui due giovani, Flavio e Giovanna, vivono il loro tran tran raccontandosi ciò che sognano la notte e giocando a tennis di giorno. Il tutto è raccontato con un registro grottesco, che va a sottolineare il passaggio dalla giovinezza alla vita adulta ed è ambientato in un quartiere difficile di Padova, l’Arcella, ma che è molto caro ai giovani.
Il secondo corto è risultato il più originale e commovente della sessione. I fiori non hanno le scarpe di Matteo Vicentini Orgnani, racconta la storia di un bimbo trascurato e maltrattato, che trova la sua dimensione solo tra i campi di girasoli, dove addirittura un giorno decide di rinunciare alle sue scarpe vecchie e malandate per piantare i suoi piedi vicino a questi fiori, che sembrano comprenderlo e renderlo felice più degli esseri umani. Un corto di una poesia inenarrabile, con delle riprese su questi campi di girasoli stratosferiche e con un interprete principale, questo bambino, straordinario.
Il corto seguente, As the sea, di Andrea Corrazza ha raccontato la storia vera di un ragazzo ed una ragazza con la sindrome di Down, ospiti del Centro Orione di Chirignago, che durante la routine quotidiana, si conoscono e si piacciono. Il corto si intitola così perché, grazie alla complicità della madre di lui, riescono a realizzare il loro sogno di stare insieme in una giornata al mare. Il regista, durante l’intervista finale ha spiegato come alla fine di ogni ciack non si poteva prescindere dagli abbracci dei protagonisti Giulia e Alessandro.
Un’altra produzione, esito di un saggio di tes, è stata Titolo provvisorio di Sara Furlan, che ha frequentato l’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni di Busto Arstizio. La storia parla di Sofia, che sta lavorando al suo spettacolo, ma entra in competizione con il fratello, che ne è l’attore principale e che vuole apportare delle modifiche. In questo modo la regista vuole palesare i timori e le angosce che un giovane drammaturgo si trova ad affrontare. Un particolare da ricordare è che Sara, grazie a delle conoscenze, è riuscita ad utilizzare gratuitamente un brano delle Bambole di Pezza per il suo corto.

E’ seguito il corto El Mazariol di Juri Ferri, in bianco e nero e con delle importanti sovvenzioni da parte della Provincia di Trento e la casa di produzione Magenta. E’ la storia di due contadini all’inizio del Novecento, che vivono isolati ai piedi di un bosco. Una sera arriva una ragazza sporca, affamata e spaventat, che poi si rivelerà anche incinta. Lei dice di aver seguito le orme del mazariol ed esserne stata sua vittima. Il paradosso che ci propone questo corto è che il bosco, visto di solito come luogo di paura, in questo caso diventa una via per la libertà.
Infine il corto Fammi la Grazia di Ludovico Polignano e la produzione di Andrea Segre, narra la storia di Robertino, ora un uomo che vive ancora con i genitori, ma che da piccolo ha avuto la fortuna di fare da modello di un pittore, Giorgio De Gaspari, in un quadro che vuole rivedere e ritrovare. L’occasione è una personale che viene riproposta proprio in quel periodo e lui fa di tutto per andarci. La location del film è la splendida isola di Pellestrina, dove si può ancora ritrovare quello spirito della Venezia perduta tra overtourism e modernizzazione.
Quindi molto materiale interessante è stato proposto in questa sessione. Vedremo chi si meriterà i vari premi in palio.
Il Premio Fondazione Benetton Studi Ricerche “Paesaggi che cambiano” è destinato ad un’opera particolarmente significativa per il tema del paesaggio, nel suo continuo evolversi, e per lo sguardo sulla relazione delle persone e delle comunità con i propri luoghi di vita. «Un argomento che da sempre è al centro delle attenzioni della Fondazione Benetton, istituzione dedicata alla cultura del paesaggio e dei luoghi, che, tra le varie attività di approfondimento e divulgazione, organizza la rassegna cinematografica “Paesaggi che cambiano”, che dà il nome al Premio, nella convinzione che il linguaggio del cinema, con la sua capacità di visione, la sua poesia e anche la sua immediatezza, possa portare un contributo significativo alla riflessione su questi temi».
Il Premio Rotary Club Treviso Terraglio è dedicato al giovane o alla giovane regista il cui cortometraggio affronti tematiche sociali significative. Michele Pedoja, presidente del Rotary Club Treviso Terraglio, commenta: «Nel mondo di oggi, credere nei giovani significa costruire il futuro. È questa la visione del Rotary International: una rete globale che da sempre investe nelle nuove generazioni, nella loro crescita, nei loro catalenti e nelle loro idee. A Treviso, questo impegno prende forma concreta grazie al Rotary Club Treviso Terraglio, che dal 2021 sostiene con convinzione l’Edera Film Festival. Un Festival che non è solo cinema, ma uno spazio di espressione, di educazione e di cultura, dedicato ai giovani registi e alle loro storie. Attraverso il suo patrocinio e l’istituzione di un Premio Speciale, il Rotary Club valorizza opere che raccontano temi sociali profondi e attuali: la disabilità, la violenza sulle donne, il bullismo, il mondo della scuola, la condizione degli anziani. E si confrontano altresì con tematiche di scottante attualità, che pongono interrogativi e portano a riflettere, come la guerra, la mafia, i rapporti complessi tra genitori e figli. Storie narrate con sensibilità, coraggio e originalità. Un impegno concreto per dare voce a chi ha qualcosa da dire. E per ascoltare, davvero, le nuove generazioni».
Infine, il Premio Astoria – Celebrating Life, dedicato ai temi dell’inclusione e dell’integrazione, in tutte le sue sfaccettature, come sottolinea il Presidente Paolo Polegato: «Per il quinto anno consecutivo torna il Premio Speciale Astoria – Celebrating Life dedicato ai temi dell’inclusione e dell’integrazione. Oggi più che mai abbiamo bisogno di persone coraggiose che parlino di apertura, che ci aiutino a conoscere mondi diversi dal nostro e ci insegnino a guardare la realtà dal punto di vista dell’altro: sono i valori che anche Astoria Wines si impegna a promuovere da oltre trent’anni ed è proprio per questo che la collaborazione con Edera Film Festival è uno degli appuntamenti di cui siamo più orgogliosi».
Allora attendiamo la cerimonia di premiazione che si svolgerà presso il Cinema Edera questa sera alle ore 20,30 in sala 1 con poi un evento di videomapping all’esterno.
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