Uno studio pubblicato in questi giorni dal Fondo Monetario Internazionale (IMF WP/23/68, March 2023) dal titolo “Macroeconomic Shocks and Conflict” ha offerto una quantificazione dell’effetto che gli sconvolgimenti economici possono produrre riguardo a: numero, durata e possibile estensione dei conflitti in atto nel mondo.
ROMA – Sono stati esaminati i dati di 133 paesi su un arco di 30 anni sotto il profilo prevalente (ai fini delle escursioni del reddito) della modifica delle ragioni di scambio – che altro non sono che il rapporto fra prezzi di beni locali consumati ed esportati e prezzi dei prodotti importati.
Tale modifica, che dal 2020/2021 ha pesato sempre più negativamente su tutti i paesi e in particolare su quelli della fascia più fragile ed esposta, è stata vagliata nello studio del Fondo Monetario Internazionale alla luce specifica dell’effetto causato da un aumento dei prezzi dell’energia, dei metalli e delle altre materie prime, con particolare riferimento quest’ultime a quelle agricole indispensabili per l’alimentazione umana e animale.
Ne è emerso che per ogni punto percentuale di contrazione o rallentamento del PIL, dovuto al peggioramento delle ragioni di scambio, il numero dei conflitti è aumentato dell’1,6 % su base annua sino a raggiungere nel 2021 su scala mondiale, secondo l’Uppsala Conflict Data Program Georeferenced Event Dataset (UCDP GED), l’incredibile cifra di 17.000 conflitti, con decessi annui che si aggirano nell’intorno di 120.000 morti all’anno causati per l’appunto da guerre fra stati e guerre civili.
Limitando l’analisi solo al decennio più recente parliamo di numeri all’incirca doppi di quelli registrati nel periodo 1990-2010. Da questo conteggio sono esclusi decessi per scontri che presi singolarmente abbiano causato meno di 25 morti per evento e sono inoltre esclusi dal numero riportato nello studio i feriti e le persone che anche fra la popolazione civile abbiano subito mutilazioni a causa di eventi post bellici (esempio causa mine).
L’effetto propulsivo sui conflitti causati dal peggioramento del reddito (misurato su dati United Nations Comtrade Database) è risultato, come‘era da aspettarsi, superiore nei paesi dove maggiori sono le diseguaglianze sociali o dove la manovra di correzione attuabile dal fisco presenta maggiori rigidità a causa di elevato indebitamento internazionale del paese. Tali paesi (Low Income Countries – LICs e Fragile and Conflict Affected States – FCS) mostrano statisticamente non solamente un numero più elevato della media di conflitti ma anche una maggiore persistenza nel tempo degli stessi e la tendenza ad estendersi a paesi confinanti o contigui nell’ambito di sfere geografiche di appartenenza.
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