Guardarsi allo specchio è una questione tutt’altro che oggettiva perché l’immagine che percepiamo riflessa è estremamente filtrata attraverso le nostre personali interpretazioni dei tratti emotivi ed emozionali del momento.
Sono continuamente proposti e ravvisati vecchi e nuovi motivi allegorici attinenti a metafore a dir poco fantasiose; è come partecipare a un interminabile gioco al massacro, dove l’immagine di noi stessi risulta sempre più inquieta e spenta, segnata da uno stato d’animo mal predisposto, logorata dalle prove della quotidianità e spaventata a morte da un’incertezza latente.
E se non fosse tutto qui?
E se lo specchio non riflettesse solo ciò che appare, ma permettesse invece di andare oltre, verso la ricerca di un senso di identificazione della propria anima?
Vedere solo con gli occhi risulta, quindi, molto riduttivo e voglio ben sperare che siano stati creati anche come tramite tra l’evanescente ed esteriore vanità e la profonda interiorità che ha solo bisogno di essere scoperta e portata alla luce.
Quell’interiorità che non appare, non è esibita, non sembra interessare a certe logiche del nostro vivere, eppure se coltivata ed alimentata porta alla piena coscienza e consapevolezza della nostra bellezza.
Ora, il nostro alter ego può perdersi…
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