Dapprima la seria minaccia di un intervento militare, subito dopo una sorta di “acquisizione in forma diplomatica“. La Groenlandia è l’ultimo pallino di Donald Trump
Nel pieno vortice della situazione venezuelana, dove gli scenari ad oggi sono ancora tutti da chiarire ecco che arriva quello che non t’aspetti, o forse è messo in preventivo da anni, visto che già dal lontano 1951 un trattato dava carta bianca agli USA in Groenlandia. Ma oggi l’intervento militare per acquisire questa terra , secondo gli Stati Uniti, sarebbe necessario per smarcarsi dalla cospicua presenza nei paraggi della Russia e della Cina che da quelle parti bazzicano parecchio, anche se forse non è esclusivamente questo il punto, il nodo cruciale, la chiave di violino dell’intera faccenda. Per la cronaca la sua posizione è altamente strategica da un punto di vista geopolitico ed è, guarda caso, ricca di gas, petrolio e terre rare. Oltre a questa narrativa, che costituisce il sedimento, la base portante dell’intera questione, ci si imbatte nell’Ue, che in nome dell’interesse comune, si è già espressa con i suoi portavoce in maniera netta, volta ad evitare qualsiasi rapporto di subalternità, in questo caso verso gli USA. E sembra che la Francia stia seriamente preparando un piano per poter dare protezione alla Groenlandia in caso di invasione statunitense. Si comprende al volo che in questo caso la querelle fornirebbe quel salto di qualità che complicherebbe non poco le sfere diplomatiche, con la scure dell’incomprensione pronta ad agitarsi non poco.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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