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Giustizia penitenziaria, tra emergenza e riforma: il gruppo di Verona della FCAPP a confronto 

Sovraffollamento, dignità dei detenuti, giustizia riparativa e nuove prospettive di riforma: il convegno promosso dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice mette al centro criticità e possibili soluzioni per il futuro del sistema carcerario italiano

VERONA. Il convegno sulla Giustizia Penitenziaria “Non Solo Carcere: la luce oltre la siepe – Stato dell’arte e prospettive di riforma del sistema penitenziario”, organizzato dal Gruppo di Verona della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice – Referente Prof. Carlo Adami, ha riunito rappresentanti istituzionali, giuristi, operatori del settore e figure del mondo ecclesiale per analizzare in profondità lo stato del sistema carcerario italiano. L’incontro ha offerto un quadro delle criticità attuali e delle possibili vie di riforma, con particolare attenzione alla dignità della persona detenuta e alla giustizia riparativa.

Il convegno si è aperto con i saluti del Vescovo  S.E. Rev. Mons. Domenico Pompili, da Mons. Renzo Beghini, Assistente Ecclesiastico FCAPP Verona e da Mons. Gianni Fusco, Avvocato della Rota Romana e docente LUMSA. I lavori sono stati moderati da Dott. Carlo A. Adami, referente FCAPP Verona.

Tra gli interventi principali si segnalano quelli di Mons. Carlo Vinco, Garante dei diritti dei detenuti, e del Prof. Avv. Federico Vianelli, già Presidente dell’Unione Camere Penali del Veneto. 

Sovraffollamento e condizioni critiche: il quadro emerso

Uno dei temi centrali è stato il sovraffollamento, definito dagli esperti come la principale emergenza del sistema penitenziario. A Verona, a fronte di 334 posti omologati, i detenuti oscillano tra 600 e 650, con punte storiche oltre le mille presenze. Situazioni analoghe si registrano in molte altre strutture italiane, come il carcere di Lucca, che raggiunge il 230% della capienza.

Le condizioni materiali restano difficili: celle progettate per due persone ne ospitano tre o quattro, spesso con permanenza forzata per l’intera giornata. La mancanza di spazi adeguati, servizi e percorsi di reinserimento rende la detenzione un’esperienza che rischia di compromettere ulteriormente la dignità della persona, come ricordato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Particolare attenzione è stata dedicata ai giovani detenuti, circa 70 solo a Verona, molti dei quali con problemi di tossicodipendenza o analfabetismo totale. Non meno grave la situazione sanitaria: dodici detenuti sono stati dichiarati incompatibili con il regime carcerario per motivi psichiatrici, senza però alternative disponibili.

Testimonianze dirette e il ruolo della comunità

Il convegno ha dato spazio anche a testimonianze concrete: visite scolastiche che mostrano la distanza tra le attività formative del “piano terra” e la durezza del “primo piano”, storie di ex detenuti privi di supporto all’uscita, costretti a lunghi ricoveri ospedalieri per mancanza di soluzioni abitative o assistenziali.

La lettera di un ex sindaco detenuto ha sollevato ulteriori questioni, come la necessità di separare giovani e adulti e di rivedere il segreto istruttorio, mentre la recente visita di Papa Francesco al carcere di Verona è stata ricordata come un momento di forte impatto umano.

Giustizia riparativa e misure alternative: un cambio di paradigma

Ampio spazio è stato dedicato alla giustizia riparativa, considerata uno dei pilastri per una riforma moderna del sistema. A Verona sono stati avviati gruppi di ricerca e sperimentazioni, ma l’applicazione pratica resta limitata. Gli esperti hanno sottolineato come la riparazione del danno e il recupero della persona possano ridurre la recidiva e ricostruire legami sociali.

Gli avvocati presenti hanno evidenziato resistenze culturali ancora forti: molti professionisti e assistiti percepiscono i percorsi riparativi come una sorta di ammissione anticipata di colpa. Anche la gestione delle vittime richiede sensibilità e strumenti adeguati, soprattutto nei casi più gravi.

Le criticità strutturali e il ruolo della Fondazione Centesimus Annus

Tra le criticità emerse figurano la mancanza di uniformità tra istituti, la definizione ancora incerta del ruolo dei garanti e la carenza di percorsi formativi e lavorativi realmente efficaci. La Fondazione Centesimus Annus, che promuove la dottrina sociale della Chiesa, ha ribadito la propria missione: mettere al centro la persona, la solidarietà e la giustizia, selezionando con rigore i propri membri e promuovendo iniziative di approfondimento e sensibilizzazione.

Verso un sistema più umano ed efficace

Il convegno si è concluso con un appello condiviso: il carcere deve diventare l’extrema ratio, riservato ai casi di reale pericolosità sociale. Servono investimenti strutturali, nuove politiche di reinserimento, maggiore attenzione alla salute mentale e un rafforzamento della giustizia riparativa.

Un sistema penitenziario che non sia più “discarica sociale”, ma luogo di responsabilizzazione, recupero e riconciliazione. Un percorso complesso, che richiede coraggio politico, cambiamento culturale e un impegno condiviso tra istituzioni, operatori e società civile.

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