Tre giorni di gare e mille polemiche per i giudizi arbitrali, ma è lì che si vedono i veri campioni
PARIGI – Da tre giorni tutta Italia, chi scrive in primis, si sta scagliando contro gli arbitraggi. Non è affatto mia natura, anzi. Sia quando giocavo e poi quando allenavo, ho sempre difeso l’arbitro. Sbagliamo noi, sbagliano loro. Siamo tutti essere umani.
Di certo c’è che tra pugilato, judo e scherma, sembra che la decisione arbitrale ci sia sempre contraria. E sempre contro atleti papabili medaglie.
Senza contare le eliminazioni (che fanno comunque male) nei primi turni (vedi Scutto, Errigo e Marini), ci sono almeno, ma potrebbero essere di più, 5 medaglie perse sicure.
Odette Giuffrida penalizzata nei quarti e poi nella gara del bronzo, dalla stessa arbitra romena.
Lombardi ieri uguale, nei quarti sconfitto con delle incomprensibili ammonizioni e poi perso il bronzo per un ippon che hanno visto solo gli arbitri.
La finale del fioretto maschile ne è stato l’emblema. Il Ct Cerioni imbufalito spara a zero, il Presidente della federscherma Paolo Azzi e finalmente anche Malagò reagiscono e fanno un inutile ricorso. Già lo aveva fatto il Presidente del pugilato.
Ma come si è arrivati li?
Tutte situazioni al limite. Nel judo si è arrivati sempre al golden score. Nel pugilato sempre a punti e con giudizio non unanime. Nella scherma, tolta Errigo, gli azzurri sempre avanti di almeno 4 stoccate e poi sul 14 pari è un attimo.
Alcuni erano esordienti alle Olimpiadi, certo, ma avevano vinto mondiali ed europei. Non atleti di primo pelo, per quanto il sogno della vita di ogni atleta è, e spero sempre sarà, l’oro olimpico.
È come se, sul più bello, nella mente dei nostri atleti ci fosse un blackout. A un passo dalla vittoria. Cosa che era normale per gli azzurri una volta, ma da Tokyo in poi qualcosa era cambiato.
Incetta di titoli in ogni ambito, vinti medaglieri come niente fosse, atleti al top ovunque. (tranne calcio e basket). Ma ora, a un passo dalla vittoria, si fermano.
La posizione degli atleti
Per vincere, per essere davvero un campione, bisogna saper perdere.
Ed ecco Odette Giuffrida, appena derubata del bronzo, che vede la sua avversaria, e amica, piangere a dirotto. Corre da lei e l’abbraccia. Le parla a lungo e cerca di consolarla. Quando dovrebbe essere il contrario.
Le sue parole sono d’esempio.
Inizialmente a caldo risponde alle interviste così:
“L’arbitraggio? Anche nella finale l’ultimo shido era dubbio. Con questo arbitro un giorno prenderò un caffè e le chiederò che problemi ha con me. Va avanti da tanto. Quando vedo che sale lei, già so che devo fare qualcosa in più di quello che basterebbe. Non ha molta simpatia per me. Non so cosa dire, è ancora tutto troppo fresco. Mi sto ripetendo che ho dato tutto. Sicuramente il Signore vuole mostrarmi qualcosa. Mi dispiace perché ci credevo. Non mi piace dare la colpa agli arbitri, ma meritavo di più“.
Il giorno seguente affida ai suoi Social un messaggio che denota innanzitutto maturità e gratitudine:
Visualizza questo post su Instagram
Poi c’è la porta bandiera Arianna Errigo, con un Palmarès da far arricciare i capelli. Dopo una rimonta incredibile e l’aver perso all’ultima stoccata grazie a una molto dubbia decisione arbitrale, inizialmente si infuria per poi scrivere che il bicchiere lei lo vede mezzo pieno:
Ieri è stato poi il turno di Tommaso Marini, numero uno del Ranking nonostante la giovane età. Avanti 14 a 11 sul francese Maxime Pauty e infine battuto, anche qui, col dubbio. A fine gara ha commentato così:
“È colpa mia. Ho sbagliato diverse azioni e ho pagato questi errori a caro prezzo – il commento di Marini – Mi dispiace perché sono quattro anni che mi sacrifico tanto per un obiettivo così importante. Questa è stata la mia prima Olimpiade ed ero emozionato e purtroppo è andata così.“
Benedetta Pilato, l’unica che non ha perso il podio per giudizio altrui ma per il cronometro e quello “stron.. di centesimo“, parole sue, che le ha comunque regalato “il giorno più bello della sua vita“. Nonostante dagli studi Rai arrivassero commenti increduli e di scherno dall’ex campionessa del fioretto Elisa Di Francisca. Si può eccome gioire di un quarto posto se si è passato due anni difficili e si ha soli 19 anni. Soprattutto se ti sei qualificata a pelo e partivi dall’ultima corsia. Ma in un epoca di “vittoria a tutti costi” la sconfitta non è ammissibile.
Dulcis in fundo l’intervista a Filippo Macchi. Con noi tutti, allenatori, staff, giornalisti, addetti ai lavori e soprattutto tifosi, con il dente avvelenatissimo. Ormai esausti da questa situazione e con la voglia di spegnere la televisione e non guardare più nessuna gara di questa ignobile (per noi) olimpiade.
E poi arriva lui. Che ci ricorda una volta in più, cosa sia davvero lo sport.
“Scusate se non sono venuto prima, ma credo possiate capire la mia delusione. La scherma è una sport a discrezione degli arbitri, ma è colpa mia perché era sul 14-12 e dovevo chiuderla prima. Ora bisogna guardare avanti perché c’è ancora una prova a squadre e lo devo ai miei compagni. Dalla scherma azzurra ci si attendono sempre tante medaglie, ma sul podio salgono soltanto in tre, la nostra disciplina si è evoluta in tutti i paesi. Cheung è un campione“.
Per vincere, bisogna saper perdere. Analizzare in primis i propri errori e accettare le decisioni altrui. Nella vita come nello sport. E magari allontanarci da questa visione tossica di essere per forza il numero uno a tutti i costi. Sapersi anche premiare per i risultati ottenuti e poi rimboccarsi le maniche e rimettersi al lavoro. Questa è la differenza tra un vincitore e un campione.
Di certo in questi tre giorni, noi abbiamo visto molti campioni.
Photo Credits: Augusto Bizzi/CONI
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
