Il Giorno del Ricordo commemora le vittime delle Foibe e dell’Esodo Giuliano-Dalmata.
VENEZIA. Il Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, ha rilasciato una dichiarazione in occasione del Giorno del Ricordo, dedicato alla commemorazione dei Caduti delle Foibe e dell’Esodo da Venezia Giulia, Istria, Fiume e Dalmazia. Stefani ha definito le Foibe e l’Esodo come “due ferite incancellabili dalla storia”, sottolineando come il Veneto senta questa tragedia particolarmente vicina a causa della vicinanza geografica, della comune lingua veneta degli esuli, della condivisione di un secolare passato all’ombra del Leone di San Marco e della scelta del Veneto come nuova casa da parte di decine di migliaia di profughi.
“Da oltre vent’anni il Giorno del Ricordo riscatta dall’oblio la tragedia delle Foibe e il dramma dell’esodo Giuliano-Dalmata”, ha affermato Stefani. “Sono due ferite incancellabili che sentiamo anche nostre per la vicinanza geografica, la comune lingua veneta degli esuli, la condivisione di un secolare passato all’ombra del Leone di San Marco, la scelta del Veneto come nuova casa da parte di decine di migliaia di profughi. Il 10 febbraio è una di quelle date che durante l’anno affidano il rispetto della verità al valore della memoria come miglior strumento per conoscere ed evitare che la storia si ripeta nei suoi mali peggiori”.
Stefani ha poi ricordato Norma Cossetto, la ragazza istriana torturata e infoibata dai titini, che aveva studiato all’Università di Padova. Ha espresso vicinanza ai superstiti dell’Esodo, che hanno subito l’abbandono delle loro case e dei loro beni a causa dell’odio etnico. “Sono i testimoni di una storia da ricordare non come atto politico ma come espressione di una coscienza comune che nega legittimità a violenza e sopraffazione, rifiutando tutti i sistemi che non consentono la libera e pacifica convivenza”, ha aggiunto il Presidente.
Il Presidente ha concluso ricordando alcuni atleti di origine giuliano-dalmata che hanno portato lustro all’Italia, come Abdon Pamic, tedoforo alle Olimpiadi di Vicenza, Nino Benvenuti, Ottavio Missoni e Agostino Straulino. “Nel clima olimpico di questi giorni, un pensiero va ad Abdon Pamic, novantaduenne esule fiumano, che abbiamo visto sfilare nei giorni scorsi a Vicenza come tedoforo”, ha detto Stefani. “Marciatore, medaglia d’oro a Londra nel 1948, incarna una pagina di storia dei Giochi che l’esodo non ha potuto impedire, come con l’istriano Nino Benvenuti sul massimo podio a Roma nel 1960 per il pugilato e presenza negli ambienti sportivi padovani, lo zaratino Ottavio Missoni, velocista olimpionico nel 1948 e gigante della moda che ha dimostrato sempre grande affetto per il Veneto, Agostino Straulino di Lussinpiccolo, oro nella vela a Helsinki, che a Venezia si era diplomato all’Istituto Nautico, e tanti altri azzurri”.
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