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Giornata Mondiale dell’Acqua 2022: l’importanza delle falde acquifere e buone pratiche quotidiane

3 minuti di lettura

Il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, giornata istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, per ricordare a tutti l’importanza dell’acqua per la sopravvivenza nel nostro pianeta. Quest’anno il tema si focalizza sull’acqua di falda, patrimonio unico e di enorme valore, messa a repentaglio dai cambiamenti climatici.

I dati sulle risorse idriche del pianeta sono scoraggianti, l’ONU ha lanciato l’allarme nel 2018: c’è un crescente fabbisogno d’acqua, la domanda globale di acqua corrente aumenta al ritmo costante dell’1% l’anno. Fra trent’anni potremmo aver bisogno del 30% d’acqua in più, ma il mondo ne dispone sempre meno.

Da indagini statistiche, sono 785 milioni le persone che non hanno acqua potabile. Lo sfruttamento delle fonti di acqua da parte dell’uomo fa ipotizzare che entro il 2050il 51% della popolazione e il 46% del PIL globale saranno a rischio idrico.

Nel 2010 l’Onu ha riconosciuto l’accesso all’acqua pulita e potabile come diritto umano universale, ma ancora oggi 2,1 miliardi di persone vivono senz’acqua pulita nelle loro case.

Secondo l’Unicef, nel mondo una scuola elementare su quattro non ha acqua potabile e circa mille bambini muoiono ogni giorno di diarrea provocata dall’ingestione di acqua infetta. L’Organizzazione Mondiale della Sanità rileva che il 60% della popolazione, ossia 4,4 miliardi di persone, non può fruire di servizi igienici adeguati.

Ecco perché il tema della Giornata dell’Acqua 2022 “Le acque sotterranee non sono visibili, ma il loro impatto è decisamente  visibile, soprattutto perché  avranno un ruolo fondamentale nell’adattamento ai cambiamenti climatici” hal’importante obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni alla gestione sostenibile di quello che è chiamato oro blu.

Acque sotterranee – Rendere visibile l’invisibile”

Tema della Giornata mondiale dell’acqua 2022 è l’acqua di falda. Invisibile ma vitale. Come sottolinea l’organismo Onu che si occupa del World Water Day, quasi tutta l’acqua dolce liquida del mondo è acqua freatica: i bacini acquiferi sotterranei supportano le forniture di acqua potabile, i sistemi sanitari, l’agricoltura, l’industria e gli ecosistemi.

L’Italia è il paese europeo che detiene il primato per il consumo di acqua potabile: tra i 150 e i 240 litri al giorno a persona. Un valore che cambia rispetto alle aree geografiche e alle stagioni. Tuttavia, da Nord a Sud, d’estate o in inverno, il bagno rimane la stanza in cui utilizziamo più acqua. Basti pensare che la doccia rappresenta il 39% del nostro impiego giornaliero, una percentuale che aumenta esponenzialmente quando invece optiamo per un bagno caldo.

Sapevi che lasciare un rubinetto aperto mentre ci insaponiamo le mani può costare 6 litri d’acqua? Ma come imparare buone pratiche per la salvaguardia di questo bene così prezioso?

Sembrano suggerimenti superflui ma spesso non ci si pensa: proviamo a vedere cosa possiamo fare nella stanza più “incriminata”, il bagno, senza per questo perdere la propria routine quotidiana e il nostro bisogno di relax, ma con un occhio di riguardo al pianeta e alle generazioni future.

  • Farsi una doccia di 5 minuti fa consumare tra i 75 e i 90 litri d’acqua. Perché non provare a chiudere l’acqua mentre ci insaponiamo? Lo stesso vale quando ci laviamo le mani. È proprio necessario farla scorrere se in quel preciso momento non ci serve?
  • Installare degli aeratori – riduttori di flusso – sui rubinetti: riducono il volume di acqua scaricata, abbattendo il consumo fino al 50%, senza compromettere la sensazione di pressione e quindi senza intaccare il comfort di un buon getto.
  • Installare rubinetti termostatici. Il tempo che aspettiamo che la doccia si riscaldi non è solo un’attesa noiosa, ma ha anche un alto costo ambientale: diversi litri d’acqua sprecati per sempre. I rubinetti termostatici forniscono l’acqua alla temperatura perfetta in pochi secondi, senza lasciare scorrere litri inutilmente.

In cucina

Torniamo alle buone pratiche delle nonne: l’acqua di cottura della pasta, invece di essere buttata, può essere utilizzata nel lavello insieme al detersivo per lavare i piatti o detergerli prima di metterli in lavastoviglie che, tra l’altro, è l’elettrodomestico che ci aiuta a risparmiare questa preziosa risorsa. Secondo uno studio condotto nel 2009 dall’Università di Bonn, chi lava i piatti a mano utilizza in media 49 litri di acqua, mentre la lavastoviglie ne consuma solo 13 o poco più. Nel 2011 il Natural Resources Defense Council (NRDC), un’importante organizzazione ambientalista degli Stati Uniti, conferma questi dati: le nuove macchine con certificazione Energy Star utilizzano da 14 a 23 litri di acqua mentre un lavaggio manuale efficiente ne arriva a consumare perfino 36.

Ancora, mettendo i piatti in ammollo in un lavello colmo di acqua e sapone e non lasciando scorrere l’acqua mentre si lava ogni piatto, si può risparmiare fino al 50 per cento d’acqua. Il NRDC stima che lasciando il rubinetto aperto per tutto il tempo mentre si lavano i piatti, si arrivano a consumare addirittura 123 litri di acqua. Forse è il caso di provare a cambiare.

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