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Giornata internazionale della popolazione

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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione della Giornata internazionale della popolazione, che si celebra l’11 luglio di ogni anno (data scelta nel 1989 dal Consiglio Direttivo del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP – United Nations Development Programme con la decisione 89/46), intende dedicare tutta l’attenzione possibile a una ricorrenza importante nata per evidenziare la consapevolezza sulle problematiche riguardanti il trend della popolazione mondiale.

 

Proprio in questi giorni è stato pubblicato da parte dell’ISTAT il bilancio demografico in cui si evidenziano dati catastrofici sul tasso di natalità registrato nel corso del 2018, con 439.747 bambini  iscritti in anagrafe per nascita; è riscontrabile una diminuzione delle nascite di oltre 18 mila unità rispetto al 2017 (-4%). Per far comprendere le dimensioni del declino demografico è significativo riportare quanto nella comunicazione ISTAT viene comunicato: “Il calo è interamente attribuibile alla popolazione italiana, che scende al 31 dicembre 2018 a 55 milioni 104 mila unità, 235 mila in meno rispetto all’anno precedente (-0,4%). Rispetto alla stessa data del 2014 la perdita di cittadini italiani (residenti in Italia) è pari alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677 mila).”

 

Sono pochi gli interventi a favore della crescita della natalità: tante parole e pochi fatti da parte del mondo politico. Per esempio, lo svuotamento del Sud d’Italia non comporta certo benessere, stabilità economica e fiducia nel futuro; ormai le nascite si verificano in contesti miseri o estremamente agiati. Il ceto medio è completamente azzerato.

 

Tra i docenti la delusione è cocente: i trasferimenti mancati (classe di concorso A046 – discipline giuridiche ed economiche; scuola dell’infanzia e primaria) dopo tante promesse e rassicurazioni da ogni parte politica, ne costituiscono l’esempio più bruciante.  Si è assistito all’indifferenza più profonda anche da parte di chi in campagna elettorale aveva garantito il proprio intervento risolutivo. Non si vedono soluzioni all’orizzonte anche perché per le utilizzazioni e assegnazioni provvisorie i posti saranno pochissimi sempre per le suddette penalizzate categorie, che pare debbano scontare gravissime colpe, in un sistema discutibile e sordo alle necessità dei lavoratori più disagiati: i pendolari storici.

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