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Genova: sali a bordo di Gaia Blu con i ricercatori

Con i suoi 83 metri di lunghezza e 2000 tonnellate di stazza, Gaia Blu è la nave oceanografica con cui il Consiglio Nazionale delle Ricerche – il principale ente di ricerca del nostro Paese – esplora il mare per verificarne lo stato di salute grazie alla costante acquisizione di dati geofisici, geologici, batimetrici, nonché di oceanografia fisica, chimica e biologica. Ormeggiata alla Calata Molo Vecchio del Porto Antico di Genova, si può visitare dal 31 ottobre al 5 novembre.

GENOVA – Vero e proprio gioiello tecnologico, Gaia Blu è stata donata al CNR dallo Schmidt Ocean Institute con l’obiettivo, in particolare, di condurre attività di ricerca nel Mediterraneo, importante “hotspot” del cambiamento climatico e custode di biodiversità.

In occasione del Festival della Scienza, la nave apre le sue porte a visitatori di ogni età, offrendo la straordinaria opportunità di conoscere da vicino il contributo di ricercatori e ricercatrici allo studio e alla tutela del nostro territorio sommerso.

Quest’anno, infatti, si celebrano importanti ricorrenze: i cento anni dalla fondazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche e i primi vent’anni dell’Istituto Italiano di Tecnologia, due grandi eccellenze per quanto riguarda il presente e futuro della ricerca scientifica italiana.

L’attualità e l’importanza della missione di Gaia Blu si impernia però soprattutto sul fatto che i fondali marini – il più grande bene comune del pianeta – sono fortemente impattati dall’Uomo con conseguenze ancora non calcolabili sulla biodiversità e le generazioni future.

Maria Chiara Carrozza, presidente del Cnr, dichiara: «I fondali marini sono al centro di una nuova “corsa all’oro”, spinta da una domanda crescente di risorse biologiche e minerarie come metalli e terre rare, necessari alla transizione energetica. Le conoscenze scientifiche che otteniamo grazie alle campagne di ricerca marina effettuate con la nave Gaia Blu, possono invece contribuire a contrastare un approccio allo sfruttamento lineare e intensivo delle risorse marine, che non rispetti la biodiversità e la sostenibilità. Sull’economia del mare l’Italia gioca oggi, inoltre, un ruolo di coordinamento europeo nell’ambito della partnership dedicata all’economia blu sostenibile – coordinata dal nostro Ministero della Ricerca con il supporto del Cnr e della comunità scientifica nazionale – e per farlo ha bisogno anche di rafforzare la leadership nella conoscenza scientifica dell’oceano, a partire da quella della morfologia dei fondali e degli ecosistemi che li abitano».

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